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REINTEGRATI DAL GIUDICE. I TRE OPERAI DI MELFI PAGATI MA NON AMMESSI IN FABBRICA DELLA FIAT

FIAT ANTISINDACALE E ANTISOCIALE. Confermato dalla Corte d'Appello il comportamento antisindacale della Fiat a Melfi. Ora Marchionne rifiuta di rispettare le sentenze. Nonostante la Corte d'appello di Potenza abbia accolto il ricorso della Fiom Giovanni Antonio e Marco, licenziati nell'estate 2010, non vengono riammessi in fabbrica.

I tre licenziati di Melfi

La Corte di appello di Potenza accoglie il ricorso della Fiom e ordina alla Fiat di reintegrare nello stabilimento di Melfi (Potenza) i tre operai licenziati nell'estate 2010. Due di questi sono proprio delegati della Fiom, l'unica organizzazione sindacale che negli stabilimenti Fiat si sta opponendo al disegno di smantellamento generalizzato dei diritti e della dignità in fabbrica.

I lavoratori erano stati allontanati dall'impiego con l'accusa di aver bloccato un carrello durante uno sciopero interno. Esprimiamo la nostra più grande soddisfazione per questa sentenza che vede confermata la "condotta antisindacale" del gruppo. La Fiat annuncia il ricorso in Cassazione, senza commentare la sentenza "seguendo la linea già tenuta nei precedenti gradi di giudizio". L'azienda ribadisce che "considera inaccettabili comportamenti come quelli dei tre lavoratori: proseguirà le azioni per impedire che simili condotte si ripetano".

Dopo il licenziamento dei lavoratori, la Fiom ha fatto ricorso appellandosi all'articolo 28 dello Statuto dei lavoratori: quello che sanziona la "repressione della condotta antisindacale". Circa un mese dopo il giudice del lavoro ha dato ragione al sindacato (leggi il decreto di condanna emesso dal Giudice), giudicando appunto "antisindacale" il comportamento dell'azienda e ordinando il reintegro. Il 14 luglio 2011 la sentenza fu ribaltata: un altro giudice accolse il ricorso della Fiat (leggi la sentenza di primo grado sfavorevole) e i tre operai - Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli - furono nuovamente allontanati. Oggi la Corte restituisce la ragione alla Fiom: il giudice stabilisce il reintegro in base all'articolo 18, ritenendo che il licenziamento non sia avvenuto secondo giusta causa.

"Vogliamo solo tornare a lavorare". Così gli operai di Melfi hanno accolto la decisione della Corte d'Appello di Potenza che obbliga l'azienda al reintegro. Barozzino, Lamorte e Pignatelli hanno assistito alla lettura della sentenza e subito dopo si sono commossi: fuori dall'aula, sono stati accolti da un applauso dei loro colleghi. "Si è ripristinata la giustizia nei luoghi di lavoro", è stato il primo commento del segretario regionale della Basilicata della Fiom, Emanuele De Nicola.

"Un grande passo - ribadisce De Nicola -. Un primo importante passo dopo l'accordo di dicembre, dopo l'accordo separato della Fiat che invece ripristina la democrazia nei luoghi di lavoro. È punita la discriminazione per appartenenza a una sigla sindacale".

Arriva poi il commento del segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, che esprime grande soddisfazione. La Corte d'appello, spiega, "condanna la Fiat Sata di Melfi per comportamento antisindacale e dispone il reintegro sul loro posto di lavoro di Giovanni Barozzino, Antonio La Morte e Marco Pignatelli. Viene così confermato il primo decreto emesso dal Tribunale di Melfi".

La Fiom "esprime la sua più profonda soddisfazione per la sentenza - aggiunge -, soprattutto alla luce dei gravi atti di discriminazione contro i nostri iscritti e i nostri delegati che si stanno verificando in tutti gli stabilimenti del gruppo. Il licenziamento dei tre lavoratori di Melfi del luglio 2010 è stato, infatti, il primo gravissimo attacco al diritto di sciopero, alla dignità e alle libertà di chi lavora condotto nell'ambito del nuovo modello Marchionne".

"Visto l'uso strumentale e la denigrazione a mezzo stampa avanzata in questi mesi verso i tre lavoratori iscritti e delegati della Fiom - conclude Landini -, valuteremo insieme a loro se richiedere i danni morali".

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