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Crevalcore, 7 anni dopo. 17 morti e nessun colpevole. La sentenza.

TOCCANTE TESTIMONIANZA DI UN MACCHINISTA E DISCORSO DEL SINDACO DI CREVALCORE - Scarica e leggi il testo della sentenza (pdf. 11 Mb).

Il 7 gennaio 2005 un treno guidato da un solo macchinista non rispettava un segnale rosso e si scontrava con un treno merci che viaggiava in senso opposto.Lapide nomi vittime disastro Crevalcore Una scandalosa sentenza che per i 17 morti non trova nessun colpevole. L'unica responsabilità è stata attribuita al povero Vincenzo De Biase, lasciato solo, col pedale dell'Uomo Morto, a guidare nella nebbia.

Era stato da poco eliminato il secondo macchinista, prima ancora di introdurre le tecnologie di sicurezza. La giustizia dei tribunali non ha trovato colpevoli ma noi sappiamo che tutto il peso di quella tragedia lo devono sopportare le coscienze di quanti hanno deciso o accettato con criminale leggerezza la riduzione delle sicurezze su una linea a grande traffico, a binario unico e speso gravata da forti nebbie.Quelle che seguono sono la testimonianza di chi, tra noi, è consapevole di essere stato sfiorato dalla medesima sorte e quella del sindacao di Crevalcore con il discorso pronunciato durante la commemorazione.

Crevalcore, 7 gennaio 2012

"...Sette anni fa il treno 2255 faceva parte di un turno di 30 giornate di cui anch'io facevo parte: la sorte estrasse fra quei 30 macchinisti il nome di Vincenzo De Biase. Oggi a quel treno non sarebbe stato consentito di partire, oggi non è ammesso partire col pedale dell'Uomo Morto inserito ma soprattutto la normativa attuale (PEIF 3.9) non ammette la partenza senza l' SCMT Crevalcore immagine (Sistema Controllo Marcia Treno).  Oggi 7 Gennaio 2012 sono tornato a Bolognina, sul quel prato a commemorare le vittime e mi è tornata in mente una leggenda che si racconta fra i macchinisti. Oggi una leggenda narra di un treno, una freccia argento che non molti giorni fa, sarebbe partito da Verona (come quel treno di 7 anni prima), senza SCMT perché guasto ma con un lasciapassare firmato da un ingegnere, un pezzo grosso. Si sa che non bisogna credere alle leggende, ce ne sono alcune affascinanti ma questa no, non mi piace per niente". 

Luciano Ciriello, Bologna



Discorso del sindaco di Crevalcore, 7 gennaio 2012

"Buongiorno a tutti, e grazie di aver voluto essere presenti a questa giornata
Grazie ai familiari delle vittime, alle autorità civili e militari, a tutte le associazioni ed ai loro volontari presenti.
Sette anni fa, proprio qui, a pochi passi da dove ci troviamo ora, il macchinista di un treno passeggeri, non vide un segnale di rosso, non arrestò il proprio treno.
Treno, che pochi secondi dopo impattò frontalmente con un merci che proveniva in direzione contraria.
Si potrebbe anche riassumere così la tragedia della Bolognina.
O almeno, così l’hanno riassunta i giudici dei tribunali chiudendo il caso.
Un errore umano!!
Noi non la pensiamo così.
Noi non vogliamo riassumerla così!
Noi che l’abbiamo vissuta, noi che c’eravamo, noi sappiamo che non è andata solo e semplicemente così.
Noi sappiamo che era una giornata di nebbia intensa, di quelle che possono capitare dalle nostre parti.
Noi sappiamo che si trattava di una linea ferroviaria molto trafficata, ma con un solo binario e in via di dismissione.
Noi sappiamo che non era installato su quella linea, così come su altre, il Sistema di Sicurezza di Controllo Marcia Treno.
Noi sappiamo, quindi, che non vi era un sistema di sicurezza efficace e capace di riparare l’errore umano. Sistemi di sicurezza, che pure, già allora, erano in uso su altre reti ferroviarie.
Noi sappiamo, che 17 persone sono morte, convinte d’essere o di lavorare su di un mezzo di trasporto che ritenevano totalmente sicuro ed affidabile.
Noi sappiamo che quella linea oggi non esiste più, e che al suo posto ne esiste una nuova, con adeguati e moderni sistemi di sicurezza.
Ecco, noi sappiamo tutto questo.
E se sappiamo tutto questo, noi non vogliamo e non possiamo chiamarci fuori da quel sette gennaio.
Perché nessuno si può chiamare fuori da un fatto così straordinario.
Certo, l’errore umano, certo.
Ma noi sappiamo che se quell’errore umano fosse successo su una linea diversa, probabilmente non sarebbe accaduto nulla.
Noi sappiamo che con un sistema di sicurezza più efficace, il treno passeggeri si sarebbe arrestato.
Noi sappiamo che un solo macchinista può sicuramente condurre un treno.
Noi sappiamo, che averne un secondo al fianco può essere superfluo, può essere inutile, può essere un costo, può essere uno spreco. Può essere!!
Ma noi sappiamo che quel sette gennaio è stato!!
 E sarebbe potuto non essere!!!!
Voglio essere molto chiaro.
Il ricordo di quella tragedia e le mie parole, non sono e non vogliono essere un attacco alle ferrovie.
Io ringrazio i dirigenti delle ferrovie, che ogni anno sono presenti e in modo non formale ma sentito, e continuano a fare i conti con questa giornata, e so quanto è difficile anche per loro.
Noi non vogliamo sostituirci ai giudici o giudicare le sentenze.
Non ci interessa e soprattutto sarebbe profondamente sbagliato perché significherebbe ancora una volta dare a noi stessi un alibi, una falsa certezza o meglio una falsa sicurezza..
Non ci interessa, quindi oggi, andare alla ricerca di un colpevole, ci interessa, caso mai dare il nostro contributo a risvegliare le coscienze di ognuno di noi. Perché ognuno di noi può e deve essere portatore d’impegno e di sicurezze.
Perché portare rispetto, per quei morti, per quelle famiglie, significa oggi certo ricordare, testimoniare, celebrare, ma significa anche e soprattutto non chiudere mai fino in fondo questa ferita.
Significa fare i conti ogni giorno con quello che è stato e per ognuno di noi, chiunque di noi, significa, per i gesti che compiamo, per i ruoli che ricopriamo e per le responsabilità che portiamo, agire sempre e comunque con coscienza e responsabilità massima.
Direbbe Don Ciotti, fare in modo di non dover mai dire un giorno, “ io sapevo e non ho alzato la voce, io sapevo e ho lasciato che altri facessero”.
Significa non arrendersi mai all’idea che si possano fare compromessi o deroghe quando si parla di sicurezza, di rischi, di regole e del loro rispetto.
Significa pretendere che le migliori e più efficaci misure che la tecnologia ci può offrire, assieme alla formazione professionale di ogni lavoratore siano un patrimonio a disposizione di tutti in modo omogeneo e diffuso.
E questo vale nelle cose quotidiane di tutti i giorni così come per le scelte più strategiche.
Vale nell’operare in sanità, vale nell’uso coscienzioso e nella manutenzione del territorio, vale nei cantieri edili, vale sulle strade, vale sui luoghi di lavoro.
Soprattutto vale sui luoghi di lavoro. Ed in particolare, e chiudo, su quel luogo di lavoro che era il Km. 34+150 della linea Bologna Verona alle ore 12 e 35 del 7 gennaio 2005.
Grazie ancora a tutti voi per essere stati qui, a testimoniare con la vostra presenza la volontà di non dimenticare".

Claudio Broglia Sindaco di Crevalcore

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