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Pensioni ferrovieri. Lettera aperta al governo

Lettera Aperta al Presidente del Consiglio, ai parlamentari e ai rappresentanti dei Partiti politici

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Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Dott. Giuseppe Conte

e P. C. Alla Camera dei Deputati
Al Senato della Repubblica
Ai rappresentanti di tutti i partiti politici


Firenze, 27 ottobre 2020


Oggetto: Accesso a pensione per Macchinisti, Capitreno e Manovratori ferroviari.


Onorevole Presidente,


ci rivolgiamo a Lei nel nostro ruolo di redattori di “Ancora In Marcia!”, la storica rivista dei Macchinisti delle Ferrovie, edita dal 1908.

Siamo consapevoli della gravità della situazione nazionale ed internazionale, con il drammadella pandemia che mette a rischio la salute e la vita di tutti, ma non per questo possiamo smettere di denunciare un altro dramma, che ci riguarda più da vicino, come lavoratori. Sono molti, troppi, i nostri colleghi che, ancora giovani, ci hanno lasciato e continuano a morire… e non per la pandemia. Il numero dei Macchinisti deceduti prematuramente mantiene livelli impressionanti. Dal 2015 ad oggi sono 94 i macchinisti deceduti prima di raggiungere la pensione o poco dopo la quiescenza. La maggior parte di loro aveva un'età compresa tra i 50 e i 64 anni.

Si tratta di decessi prevalentemente imputabili a tumori e problemi cardiocircolatori. L’ultimo dato statistico noto ed accertato, stabiliva che l’età media dei macchinisti è di 64,5 anni. Sulla base di tali dati, l’innalzamento dell’età pensionabile da 58 a 67 che la c.d. Riforma Fornero ha esteso anche a Macchinisti, Capitreno e Manovratori non trova alcuna logica spiegazione, soprattutto se si tiene conto degli orari irregolari, degli ambienti di lavoro e del peggioramento delle condizioni contrattuali: fino a 10 o anche 11 ore di lavoro giornaliero, riposoriducibile a 6 o 7 ore, un solo macchinista alla guida dei treni, aumento dei servizi notturni (ai treni merci si è passati da due a tre notti lavorabili ogni sei giorni).

Le scriviamo, perché abbiamo appreso dai principali mezzi di informazione delle proposte di modifica delle condizioni di accesso alla pensione per i lavoratori appartenenti alla categoria dei cosiddetti “gravosi”, in particolare  nell'approssimarsi alla scadenza della “Quota 100” prevista per il 31 dicembre 2021. Confidiamo che sia anche l’occasione per riesaminare correttamente e separatamente la posizione di Macchinisti, Capitreno e Manovratori delle Ferrovie, affinché vengano mantenute le promesse fatte e gli impegni presi negli ultimi anni da tutti i maggiori Partiti Politici; promesse e impegni registrati in atti parlamentari che ad oggi non hanno ancora avuto riscontro.

Prima dell'introduzione della c. d. Riforma Fornero, i ferrovieri appartenenti a queste tre categorie oltre all’accesso a pensione con una significativa età anagrafica inferiore (58 anni) fruivano di aumenti di valutazione di 1/10; ciò non dipendeva da una qualche forma di privilegio, bensì dalle disagiate condizioni di lavoro. Con la c. d. Riforma Fornero a questi lavoratori sono stati azzerati gli aumenti di valutazione ed innalzata la pensione di vecchiaia di ben nove anni. Si noti che tutte le altre categorie inserite in regimi speciali, come le forze dell'ordine, i vigili del fuoco e anche i lavoratori dello spettacolo, sono stati “armonizzati” e hanno conservato la possibilità di andare in pensione quasi alle precedenti condizioni, con modifiche minimali.

Il fatto che per Macchinisti, Capitreno e Manovratori non siano stati adottati i medesimi criteri di armonizzazione è stato definito “un errore”, consistito nell'erronea trascrizione del testo della legge con l'inversione delle parole “articolo” e “comma”. Tutti i Partiti Politici si erano impegnati a riparare all'errore, ma dopo quasi dieci anni stiamo ancora aspettando. E c’è di più. I dati delle mortalità e l’oggettiva durezza degli orari e delle condizioni di lavoro, avevano anche prodotto un ripensamento circa l’esclusione dei nuovi assunti (Macchinisti, Capitreno e Verificatori) dal regime speciale (consistente nell’aumento di  valutazione di 1/10 e nell’accesso alla pensione di vecchiaia a 58 anni). Prova ne sia che diverse proposte di legge ne prevedevano il ripristino, comprendendo anche i lavoratori appartenenti a tali categorie, ma dipendenti da imprese ferroviarie esterne al gruppo FS; imprese che si sono via via affacciate in questo settore.

Tali proposte di legge sono state sistematicamente bocciate per problemi di bilancio. Intendiamo evidenziare che le promesse e gli impegni che “la politica” aveva assunto verso di noi non erano immotivate, ma dettate da principi di equità. Sarebbe durissimo verificare che gli incipit di cambiamento che i governi da Lei presieduti hanno comunque vantato, si svuotino di significato e si finisca con il lasciar correre, ignorando che l’aspettativa di vita di questi lavoratori è inferiore a quella di accesso a pensione di vecchiaia. Restando a disposizione per un incontro, con le modalità adeguate alla situazione di emergenza attuale, anche in forma on line, per poter affrontare più nei dettagli la questione in oggetto,

Le porgiamo i nostri migliori saluti.


Per la redazione di “Ancora In Marcia”
Matteo Mariani
Salvatore Letizia
Cosimo Scarpetta
Pasquale Romano
Giuseppe Chillè
Giuseppe La Piana
Marco Crociati

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