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RFI: morto sul lavoro a Firenze, padre scrive a Napolitano, giustizia per mio figlio

ALTRI FAMILIARI IN CERCA DI VERITA' E GIUSTIZIA...

I genitori di Domenico Ricco, il giovane operaio di Rfi, morto sui binari nel 2009, lamentano che dopo due anni non ci sono ancora nè responsabili nè indagati

Il padre, che è un nostro collega, vuole conoscere - e tutti noi insieme a lui - le circostanze e le cause della tragedia. Noi già le conosciamo: la maledetta fretta di far passare i treni mentre le persone lavorano sui binari.

Domenico Ricco

I morti sui binari italiani negli ultimi anni.

BARLETTA, 9 NOV - Hanno scritto una lettera al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per chiedere che sia fatta giustizia sulla morte del loro figlio, avvenuta il 5 novembre del 2009, quando, a 27 anni, fu travolto da un treno regionale mentre era al lavoro con altri due colleghi sui binari nei pressi della stazione di Rifredi, poco distante da Firenze Santa Maria Novella, intento a riparare uno scambio ferroviario. Il giovane, Domenico Ricco, originario di Barletta, operaio di Rfi dal 2002, morì sul colpo. I due colleghi si salvarono, rifugiandosi in una intercapedine fra i binari. Il treno che travolse Ricco, infatti, transitò contemporaneamente a un convoglio merci, l'unico del quale gli operai erano stati messi al corrente. All'indomani dell'incidente furono avviate due inchieste, una della magistratura e una interna a Rfi, ma ad oggi per quella morte non sono ancora state accertate responsabilità «Sono passati due anni da pochi giorni - dice il padre della vittima, Giuseppe Ricco - ma noi non sappiamo ancora perchè e a causa di chi mio figlio sia morto, nè se ci sono indagati». Giuseppe Ricco lavora in ferrovia anche lui, da oltre 40 anni e, per questo, ritiene di conoscere e capire bene le circostanze e il modo in cui il figlio e gli altri operai stessero lavorando: «Era notte ed era buio - spiega - e non c'erano le condizioni di sicurezza per poter lavorare lì in quel momento ma in ferrovia, la sicurezza, da tempo, è un optional. Nel periodo in cui morì mio figlio gli incidenti di quel tipo furono tre in quella stessa zona». A distanza di due anni dal tragico incidente, Giuseppe Ricco e sua moglie hanno scritto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, una seconda lettera: lo avevano già fatto dopo la morte del figlio e allora il Capo dello Stato ebbe parole di conforto e solidarietà. Oggi i due genitori chiedono «giustizia, vogliamo sapere - dicono - chi ha ucciso nostro figlio» e chiedono anche che Napolitano «il quale ha molto a cuore le morti sul lavoro, continui a impegnarsi affinchè le norme in materia di sicurezza siano più severe».

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