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APPELLO – DENUNCIA

COVID 19 e il lavoro dei ferrovieri

Firenze, 13 marzo 2020

Nei drammatici giorni che stiamo vivendo, i ferrovieri sono tra coloro che non possono aderire al motto “io sto a casa”, in quanto costretti ad andare a lavorare.

I lavoratori dei treni stanno portando avanti la propria opera con l'impegno e la passione di sempre, con l'aggiunta in questi giorni di un senso di responsabilità ancora maggiore, ma anche con il timore di poter essere loro stessi, inconsapevolmente, ricettori (al lavoro) e trasmettitori (a casa propria) del contagio.

Se da un lato infatti è anche grazie ai ferrovieri che può spostarsi chi vi è costretto per lavoro o motivi di urgenza e possono circolare grandi quantità di merci, tra cui generi di prima necessità, dall'altro c'è nel personale il timore di essere a rischio di contagio, soprattutto se i datori di lavoro non si sono adeguati in maniera corretta a quanto previsto dalle disposizioni governative. La nostra rivista ha infatti ricevuto numerose segnalazioni di:

− giornate di ferie negate, nonostante il decreto governativo preveda di concederne la massima fruizione;

− mancata sanificazione delle cabine di guida di molti mezzi; − dotazione di mezzi di protezione (ad esempio mascherine e guanti) in quantitativi non sufficienti, quando non addirittura pari a zero;

− giornate di lavoro non rimodulate rispetto alle nuove disposizioni, ad esempio vista la chiusura di bar e ristoranti c'è mancanza di luoghi idonei dove poter mangiare e difficoltà a reperire alimenti, con servizi che fanno stare fuori casa anche più di 24 ore;

− servizi con riposo fuori residenza presso strutture che andrebbero evitate.

Vi chiediamo pertanto di verificare con la massima urgenza e con la massima scrupolosità che le norme impartite vengano rispettate da parte di tutte le imprese ferroviarie; che vengano cioè davvero effettuati solo i treni, viaggiatori e merci, ritenuti indispensabili per il trasporto di persone e di generi di prima necessità, e che venga davvero tutelata la salute di tutti i lavoratori e di tutti i loro familiari.

La redazione di "Ancora In Marcia"

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