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Notte probabile 1

QUESITO
Ho effettuato un servizio in A/R programmato diurno, con una prestazione di 9 ore 55’ che iniziava alle ore 14,35 e terminava alle ore 23,30. A causa del ritardo del treno ho impegnato per 10 minuti la fascia notturna che ha fatto scendere la prestazione lavorativa alla settima ora. Chiedo di sapere se ho maturato il diritto al completamento corsa e, in caso contrario, quale sarebbe stata la condizione necessario per averne titolo.
Gioacchino Cipriano - ITP Palermo

RISPOSTA
Il caso in esame rientra tra quelli definiti di notte probabile. La materia, com’è noto, ha generato qualche incertezza nella prima fase di applicazione del contratto, a causa di interessi piuttosto evidenti della società, sebbene fosse molto chiaro che solo le prestazioni diurne, espressamente nel periodo 5 – 24, potevano avere la durata sino a dieci. A seguito di numerosi casi di abbandono treno determinati proprio dal sopraggiungere della notte che hanno mandato in crisi soprattutto il traffico merci, più soggetto a ritardi rispetto all’orario prescritto, l’azienda ripristinò unilateralmente il premio per completamento corsa ed emanò una circolare interpretativa delle norme contrattuali assolutamente priva di fondamento, poi riveduta a seguito dell’accordo del 20 ottobre 2003. Con quell’accordo vennero precisate le modalità per il termine del lavoro nei casi delle notti probabili, non senza incorrere in contraddizione. Infatti, da un lato si afferma una cosa ovvia, cioè che per effetto dell’intacco del periodo notturno la prestazione scende a 7 ore, ma che per lasciare il servizio occorre attendere, se richiesto dal DCT, fino all’una. Anche le norme sul completamento corsa contengono alcune contraddizioni che denotano una certa incompetenza, oppure una volontà di ingenerare confusione tra il personale per l’esigibilità dei propri diritti. Infatti, nel nostro caso, per effetto dell’intacco notturno, la prestazione massima giornaliera di 7 ore viene superata alle ore 21,35 e il termine del servizio viene maturato alle ore 22,30, pertanto, una volta che il ritardo determina l’intacco del periodo notturno, le condizioni richieste dalla circolare per ottenere il CC nel caso in esame ci sono tutte: il personale presta servizio su di un treno che viaggia in ritardo; ha effettuato il servizio sino a termine corsa non avvalendosi della facoltà di abbandonare il servizio; ha superato la prestazione massima giornaliera quando ancora era in servizio di condotta. In realtà, in molti impianti non viene riconosciuto il completamento corsa perché alcuni CD riferiscono il termine del servizio all’una di notte, ignorando che la previsione di portare a destinazione il treno sino all’una di notte è un’ora in più che si aggiunge, “qualora richiesto” dal DCT per portare il treno a termine corsa e non il limite della prestazione giornaliera come riportato negli esempi allegati alla circolare del 20 settembre 2003, con la quale sono state emanate disposizioni sui CC. Il contenzioso è diventato piuttosto ampio e sarebbe necessario almeno un ulteriore intervento chiarificatore da parte dell’Impresa, anche se temiamo che, dato i precedenti, possa aggiungersi altra confusione alla tanta che già si è generata.

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