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Uomo Morto bocciato dal Giudice

di Alessandra Valentini

“Trenitalia deve adempiere agli accordi sindacali con cui si era impegnata alla progressiva disattivazione del dispositivo Vacma nei locomotori”. Ed ancora, “il giudice dichiara antisindacale la condotta di Trenitalia consistente nell’inadempimento agli accordi sindacali di cui in motivazione (…)."

"Ordina a Trenitalia di dare adempimento a tali accordi”. A dirlo non sono i macchinisti o i loro sindacati ma è il giudice del lavoro di Firenze, Giuseppe Muntoni, che il 17 agosto ha condannato Trenitalia a rimuovere quel dispositivo; il Vacma (in francese Veille Automatique Control par Maintien d'Appui ed in italiano Sistema di controllo automatico del mantenimento della vigilanza) è il famoso e famigerato Uomo Morto, contro la cui introduzione i macchinisti si battono da oltre tre anni; gli accordi disattesi sono quelli del 19 aprile 2005, del 23 giugno 2005 e del 25 gennaio 2006, che precedevano la disattivazione del Vacma sui locomotori in transito sul territorio della regione Toscana. Accordi mai rispettati dalle ferrovie, nonostante numerose Asl di tutta Italia – in base alla loro competenza in materia di 626 – avevano dichiarato insicuro l’Uomo Morto, multando e sanzionando Trenitalia per l’utilizzo. Ricordiamo che il dispositivo Vacma, dagli addetti ai lavori definito più eloquentemente Uomo Morto (poiché dimostra solo che il macchinista è vivo o morto), è un pedale che il macchinista, per tutto il tempo del lavoro, deve pigiare a intervalli regolari. Per 55 secondi tiene il piede premuto sul pedale, poi lo lascia ma per non più di 2 secondi e mezzo: se il macchinista non “pedala” secondo queste modalità il treno si blocca. È ovvia l’assurdità di tale meccanismo che incatena con movimenti innaturali e ripetitivi il macchinista al posto di guida ed in più ne impegna la concentrazione sul meccanismo anziché sulla strumentazione di bordo e sulla segnaletica a terra. Un meccanismo che nulla aggiunge e tutto toglie sul fronte della sicurezza, ma che serve a Trenitalia come escamotage tecnico ed alibi per introdurre su tutti i nostri treni un macchinista al posto di due. I due macchinisti erano lo “standard” che per anni ha consentito alle nostre ferrovie di essere le più sicure d’Europa. Da alcuni anni questo primato è solo un ricordo. Ma non basta: Trenitalia negli ultimi due anni, anziché preoccuparsi della questione sicurezza in modo adeguato e con la giusta attenzione, ha portato un attacco senza precedenti nei confronti di quei lavoratori che si sono occupati di sicurezza nell’interesse di chi sui treni ci viaggia e ci lavora. Gli episodi più gravi ed eclatanti, perché sfociati nel licenziamento, sono quelli dei ferrovieri che avevano partecipato alla trasmissione Report e poi il licenziamento del macchinista e Rls Dante De Angelis, licenziato a marzo perché non aveva guidato un treno attrezzato con il Vacma. Oggi la decisione del giudice del lavoro di Firenze rafforza e dà soddisfazione alle lotte di questi mesi contro un’ingiustizia palese ed odiosa come il licenziamento di un lavoratore nel pieno svolgimento del suo mandato e nel corso di una vertenza sulla sicurezza: la questione non era e non è solo il lavoro, ma – non ci stanchiamo di ripeterlo - i diritti più in generale. Tuttavia la sentenza del giudice suscita (almeno in me) anche un po’ di rabbia. Rabbia per il muro di gomma con cui si sono scontrati quanti in questi mesi hanno protestato, scioperato, scritto, solidarizzato contro i licenziamenti e contro l’Uomo Morto. È stato spiegato, raccontato, dimostrato e fatto provare cosa fosse l’Uomo Morto; è stato detto che il macchinista De Angelis doveva essere premiato e non licenziato per la sua azione e per le sue battaglie per la sicurezza. Oggi a dare ragione a i lavoratori e a chi ha abbracciato la loro giusta lotta e le loro sacrosante rivendicazioni arriva il tribunale.
Ma da tutti gli altri quando arriveranno le risposte? Chi “pagherà” per l’avventato ed ingiusto licenziamento di Dante De Angelis? Quando tornerà al lavoro Dante? Chi sosterrà ancora le ragioni del Vacma (tra i dirigenti Fs)? Di chi è la responsabilità che sui treni di Crevalcore e Roccasecca era istallato l’Uomo Morto? Di chi è la responsabilità di morti che potevano essere evitate? Di chi è la responsabilità che le Ferrovie dello Stato, una delle più grandi aziende pubbliche, hanno calpestato i lavoratori ed i loro diritti? Per sanare tutto questo non basta la risposta, comunque fondamentale, che viene dalle aule di tribunale: servono altre risposte ed altre azioni.
18 agosto 2006

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