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Amianto, pignorata Trenitalia

L'ufficiale giudiziario ha bloccato un conto dell'ex FS alla BNL di via Rizzoli. Deve risarcire 750mila euro.
Amianto, pignorata Trenitalia
L'azienda condannata si rifiuta di pagare per un operaio morto.

di CARLO GULOTTA
IN BANCA, la Bnl di via Rizzoli, quando ai primi di agosto s'è presentato l'ufficiale giudiziario con una busta chiusa fra le dita, lì per lì hanno pensato ad un errore. Uno scherzo, forse. E invece l'indirizzo era giusto. Quel funzionario era lì per un pignoramento. Settecentocinquantamila euro che Trenitalia è stata condannata a pagare ai familiari di un operaio delle Officine Grandi Riparazioni morto di cancro nel 2001 e che le ex Fs, a dispetto di una sentenza esecutiva con la firma di un giudice del lavoro, per ben due volte hanno rifiutato di pagare. «Non pensavamo di dover arrivare a questo - dice l'avvocato Vittorio Casali, che coi colleghi Michelina Giaquinto e Maria Rita Serio ha curato la pratica di risarcimento per i familiari di Mauro Urlando, portato via a 51 anni da un mesotelioma pleurico, lo spettro di tutti i manovali Fs che hanno lavorato per anni in ambienti insalubri, a contatto con l'amianto - Per ben due volte, ricevuto il dispositivo della sentenza, ci siamo messi in contatto con Trenitalia chiedendo di rendere disponibile la cifra. Ci hanno risposto picche. A voce.». Così, di fronte al doppio rifiuto (nel frattempo gli avvocati dell'azienda si sono "sfilati", consigliando di trattare direttamente con la controparte) i legali hanno individuato una serie di istituti di credito fiduciari di Trenitalia e alla fine, scovata la Bnl, hanno inviato l'atto di precetto, che prelude al pignoramento vero e proprio. Ai primi di agosto la Bnl ha risposto con un fax allo studio legale, informando che sul conto c'è una disponibilità di circa un milione. Immediato il blocco del conto corrente. L'ultima parola, in attesa del probabilissimo ricorso in appello che Trenitalia, visto l'atteggiamento tenuto finora, non si farà sfuggire, la dirà nell'udienza del 21 settembre il giudice civile dell'esecuzione.
Lì, salvo improbabili sorprese, si decideranno modi e tempi del risarcimento. Intanto, fino ad allora nessuno potrà mettere le mani su quel conto corrente.
Una parabola amara. «Direi un caso esemplare in negativo - commenta l'avvocato Casali - Non abbiamo riscontrato collaborazione dalle Fs. E già questo è sorprendente. Stiamo parlando di una sentenza immediatamente esecutiva e di un risarcimento assegnato da un giudice del Lavoro ai familiari di una persona morta per esposizione all'amianto, in un luogo dove dovevano esserci presidi e cautele per i lavoratori, e che invece non c'erano. Senza contare che l'allungamento della pratica ha comportato un ulteriore aggravio delle spese per Trenitalia».
Vittoria amara, ma su tutti i fronti per i legali dei familiari di Mauro Urlando, ausiliario alle Ogr delle Ferrovie dello Stato dal 1974 e ucciso dal mesotelioma nel dicembre 2001. Perché il contrastatissimo risarcimento innanzitutto è stato riconosciuto dal giudice del lavoro Giuseppe Molinaro per il "danno ereditato", e cioè per le ricadute negative sulla famiglia della vittima. E' il primo caso del genere in assoluto. E intanto resta aperto il procedimento in sede penale contro una decina di ex dirigenti delle Fs che avrebbero dovuto vigilare sulla salute dei lavoratori. Sono imputati di omicidio colposo e lesioni personali gravissime. L'udienza è stata rinviata al febbraio prossimo. Per il risarcimento, invece, nessun altro rinvio possibile.
la Repubblica - Bologna - venerdì 18 agosto 2006

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