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Pensioni lavori gravosi, lettera all'INPS contro il blocco delle norme sui 'cinque mesi'

PUR SE LA LEGGE ESISTE ED E' EFFETTIVA, L'INERZIA BUROCRATICA STA DANNEGGIANDO MOLTI LAVORATORI. SOLO UNA 'NORMALE' INFFICIENZA DELL'INPS O C'E' DELLALTRO ?

Firenze, 05 novembre 2018 - Questa mattina abbiamo inviato la seguente lettera al presidente dell'INPS, Boeri, al direttore generale Di Michele e per conoscenza al ministro Di Maio, oltre che a diversi parlamentari, sulla mancata adozione dei provvedimenti attuativi necessari a rendere effettiva la riduzione di cinque mesi - la cosiddetta aspettativa di vita - del termine per l'accesso alla pensione per i lavoratori addetti a mansioni particolarmente e gravose.

La questione assume dei contorni paradossali se solo si pensa che da un anno già esistono una legge e un decreto applicativo ma mancano le disposizoni interne dell'Inps ai propri uffici periferici per rendere effettiva la fruizione della riduzione dei cinque mesi e l'accesso alla pensione. Non vorremmo che fosse stato promesso qualche altro premio 'produzione' o per megliio dire 'risparmio' - come annunciato per i tagli alle invalidità e alle malattie dei dipendenti - ai dirigenti che con pratiche dilatorie e muri di gomma tecnici ritardano il pensionamento di migliaia di lavoratori già provati da una vita di lavoro perticolarmente gravosa.

Ecco il testo:


 AL PRESIDENTE DELL' INPS, PROF. TITO BOERI
AL DIRETTORE GENERALE DELL'INPS, DOTT.SSA GABRIELLA DI MICHELE
 
  e P.C.  AL MINISTRO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI,   ON. LUIGI DI MAIO
  AI PRESIDENTI E VICEPRESIDENTI DELLE, COMMISSIONI LAVORO DI CAMERA E SENATO, ON. GIACCONE A. ON. POLVERINI R. ON. TRIPIEDI D. SEN. CATALFO N.  SEN. DE VECCHI W. SEN. PARENTE A.

Oggetto: mancata applicazione Decreto 18/04/2018 di cui alla G.U. n. 134 del 12/06/2018.

La scrivente associazione "In Marcia!", che dal 1908 rappresenta i macchinisti delle ferrovie italiane, dal 2012, in seguito all'abnorme aumento dell'età pensionabile (ben 9 anni) subita dal personale mobile dei treni, ha costituito una apposita commissione allo scopo di trovare soluzioni che potessero mitigare tale grave ingiustizia. In verità scarsi e insoddisfacenti sono stati i risultati sin qui raggiunti, ma quando anche questi vengono disattesi dalle Istituzioni allora l'indignazione raggiunge livelli insopportabili producendo l'inevitabile allontanamento dei cittadini dalla politica e soprattutto dallo Stato.


Tutto ciò premesso, vorremmo portare alla Vostra attenzione una situazione che mai avremmo pensato di vedere, ad opera dell'INPS e che andrebbe immediatamente sanata.

Da molte parti d'Italia ci giungono segnalazioni di colleghi che avendo raggiunto l'anzianità contributiva prevista per accedere alla pensione anticipata come lavoratori "gravosi" ( Punto D della tabella B allegata alla Legge n. 205 del 27 dicembre 2017, art. 1, commi 147 e 148 ), si vedono rifiutare tale diritto pur avendo maturato i 42 anni e 10 mesi previsti.

 Le varie sedi INPS interpellate rispondono che "non hanno direttive, forse perché non sono state ancora emanate le norme applicative".

Ci risulta che la citata Legge di stabilità prevedeva un futuro Decreto, ad opera del Ministero del Lavoro, che è stato emanato il 18 aprile 2018 ed è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 134 del 12 giugno 2018, a quanto ci risulta tale atto formale chiude il cerchio e dovrebbe rendere operativa la Legge.

I lavoratori interessati si sono attivati, presso il proprio datore di lavoro, per farsi rilasciare la dichiarazione di appartenenza ai  "lavoratori gravosi" e di averne il diritto avendo esercitato la qualifica per almeno 7 anni negli ultimi 10, da notare che tale dichiarazione è redatta su apposito modulo predisposto da INPS, come prevede il Decreto, ma le sedi INPS contattate ancora rifiutano l'accesso alla quiescenza con 42 anni e 10 mesi.

Ci preme far notare che tale condotta sta già arrecando danno a molti lavoratori che non hanno potuto dare le dimissioni con il previsto preavviso (90 giorni) e anche qualora tale anomalia venisse sanata avranno comunque subito un ritardo alla messa in quiescenza.

Siamo a chiedere una immediata regolarizzazione di tale situazione, con l'emanazione di disposizioni alle sedi periferiche, ai Patronati, ma anche a tutti i lavoratori che al momento sono danneggiati.

Restiamo a disposizione per qualsiasi chiarimento.



 

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