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Sciopero ferrovieri di Mercitalia 25 e 26 maggio 2017

I ferrovieri della nuova società Mercitalia Rail - scorporata  di recente da Trenitalia Spa come società autonoma - scioperano dalle 21.00 del 25/05/17 alle 21.00 del 26/05/17

La protesta è stata proclamata dalla CUB-Trasporti

 Norme tecniche dello sciopero

Firenze, 22 magggio 2017 - Dopo la separazione dalla società madre Trenitalia Spa, con la creazione di "Mercitalia Rail", una sorta di 'bad company' che scimmiotta anche il nome della società madre, si è segnato un ulteriore passo verso lo smantellamento del settore  trasporto merci su rotaia; una scelta di politica dei trasporti suicida, che salvaguarda solo i pochissimi ambiti remunerativi e che prevede di lasciare ai privati l'intera filiera di questo servizio, che invece a parole tutti dichiarano di voler "sviluppare". Uno sciopero  di 24 ore dalle 21 di giovedi sera alla stessa ora di venerdiì 26 maggio 2017, giustificato da tante ragioni, tra tutte il gravissimo attacco alle condizioni materiali di lavoro dei macchinsiti dei Tecnici Polifunzionali e di tutti gli altri dipendenti della ex-Divisione Cargo di Trenitalia finito - nella connivenza generale - dritto nelle fauci della privatizzazione.

OGGI MERCITALIA, DOMANI TUTTI NOI - Il metodo utilizzato per scorporare il settore merci e 'cacciare' da Trenitalia i ferrovieri considerati 'in perdita', non è originale ma ricalca quanto fatto da molte altre imprese con la creazione delle cosiddette 'bad company' ovvero di società destinate a morire lentamente o essere sciolte col tempo. Lo hanno fatto con la telefonia, con Alitalia e lo fanno tantissime imprese che distaccano settori di una impresa che considerano poco remunerativi. Lo scopo è quello di diluire nel tempo lo smantellamento per addolcire la pillola della destrutturazione industriale, organizzativa e delle condizioni di lavoro. Per questo tutti i ferrovieri dovrebbero guardare con molta attenzione e meno distacco quanto oggi è successo ai compagni di lavoro della cargo.

PRIME VITTIME I LAVORATORI - Per creare una remuneratività 'impossibile' senza interventi strutturali di 'compensazione dei costi' sono arrivate puntuali le forzature sulle condizioni di lavoro e sugli orari di servizio rispetto ad un CCNL delle ferrovie già disastroso di per sé. Infatti, dopo il distacco del comparto merci da Trenitalia e il CCNL firmato a dicembre che, a fronte del mancato finanziamento statale, scarica il risanamento sul costo del lavoro, il rilancio è ben lungi dall’apparire all’orizzonte: continua l’abbandono di quei treni considerati non redditizi, non arrivano i promessi nuovi locomotori

L'IPOCRISIA NAZIONALE - Questa situazione che danneggia l'intera collettività la quale vede svanire la prospettiva del riequilibrio modale nel trasporto delle merci è una vera e propria ipocrisia collettiva, fatta di scelte manageriali incomprensibili, sostenute e tollerate dalla politica e avallate dai sindacati firmatari; una scelta che da oltre quindici anni ha ridotto all'osso la quantità di merci trasportate sui binari, smantellato il reticolo di terminali e infrastrutture dedicate, decimato il numero degli addetti e fatto strage delle condizioni contrattuali di impiego, con particolare riferimento al personale mobile, ovvero macchinisti e Tecnici polifunzionali di trazione TPT, i quali, pur senza patente, sono oggi spesso presenti in cabina al posto del secondo macchinista.

LA NUOVA GIUNGLA FERROVIARIA - L'unica cosa che è aumentata è il numero delle mini imprese ferroviarie (oggi sono circa trenta) che si sono sviluppate a seguito della liberalizzazione le quali si combattono sulle rotaie - a colpi di concorrenza al ribasso dei prezzi - il mercato sempre più limitato del trasporto delle merci su rotaia. La conseguenza è una situazione di frammentazione che somiglia sempre di più a quella dell'autotrasporto: ovvero una giungla ferroviaria che si sta sviluppando sui nostri binari e che ricalca tutte le problematiche già presenti sulle autostrade. A cominciare da quelle sulla sicurezza.

MACCHINISTI CONDANNATI AD ORARI IMPOSSIBILI - L’arretramento delle condizioni di vita e di lavoro nel personale di macchina è impressionante: riduzione delle ore di riposo giornaliero in residenza come nel D.M del 1960, 28 ore di "Riposo Fuori Residenza"  come nel regolamento del 1920 e un peggioramento dell’orario di lavoro e di riposo complessivo rispetto al contratto del 1990 ! Allo stesso tempo i turni vengono appesantiti e riempiti di flessibilità allungando a dismisura gli orari di lavoro a fronte di una riduzione dei riposi, si nega il pasto in caso di ritardo treno, si impostano pesantissime notti di lavoro e devastanti 'riposi diurni' in dormitori non idonei a questa tipologia di servizi, costringendo il personale a effettuare il treno di ritorno senza aver riposato adeguatamente.

LAVORATORI DI TERRA TRA DUE FUOCHI - Nel contempo la riduzione del personale a terra ha avuto conseguenze pesantissime sia per gli operatori che per la sicurezza ell’esercizio. Non si capisce come Ansf possa chiedere a Mercitalia ulteriori controlli sulle ruote prodotte dalla società Rafil (che il 17 marzo 2017 al treno 41201 di Mercitalia, si è praticamente frantumata nei pressi della stazione di Montesilvano, in provincia di Pescara) quando un TPT deve svolgere allo stesso tempo manovra di composizione, formazione treno, verifica tecnica materiale, prova del freno e accompagnamento !

SINDACATI NON ALL'ALTEZZA - Nel mese di aprile hanno avuto luogo una serie di riunioni tra Mercitalia Rail S.r.l. e sindacati ma i problemi, come la 'disponibilità' nei turni dei macchinisti e le violazioni contrattuali non hanno trovato soluzione. Anziché recedere dalle illegalità Mercitalia si è presentata con la richieste delle flessibilità in gestione giornaliera e l’istituzione dei cestini di cibo da viaggio in luogo del diritto al pasto! I sindacati chiamati al tavolo contrattuale non hanno fatto niente: si sono fermati alle solite dichiarazioni conservatrici che lasciano le cose come sono, senza mettere in atto contromisure né convocare assemblee tra i lavoratori !

LE RICHIESTE - E' inaccettabile che si chiedano sacrifici ai lavoratori senza alcuna propettiva di sviluppo per il solo fine di spremerli fino all’ultima goccia, in attesa che il mercato faccia il resto dello smantellamento; per questo il settore merci deve ottenere un intervento normativo regolatorio con leggi adeguate a tutela della sicurezza stradale, ferroviaria e dell'ambiente, che affrontino il cruciale nodo della esternalizzazione dei costi, al pari dell'auto trasporto, per tornare sotto il controllo di una gestione unitaria e pubblica.

No allo spezzatino. No alla privatizzazione. Rifiuto dell’equipaggio misto che non garantisce il soccorso al macchinista. Sì alla corretta ripartizione degli orari e dei carichi di lavoro.

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