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DALLA PARTE DI RICCARDO. MERCOLEDI' 18 GENNAIO 2016 LA CASSAZIONE SI PRONUNCA SUL SUO LICENZIAMENTO

Mercoledì 18 gennaio, alle ore 10.00, a Roma presso la Corte di Cassazione, udienza contro il licenziamento di Riccardo Antonini, tecnico RFI che si è schierato con i familiari delle vittime della strage di Viareggio.

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Viareggio, 16 gennaio 2017 - Riccardo, che è stato addetto alla manutenzione infrastruttura presso Rfi a Viareggio, attivista politico e sindacale, è stato licenziato per aver prestato gratuitamente la sua attività di consulente a favore dei familiari delle vittime e per il sindacato dei trasporti, Filt-Cgil, nell'incidente probatorio relativo alla strage di Viareggio del 29 giugno 2009.

Egli lavorava presso la stazione di Viaregggio a pochi metri da dove è avvenuto l'incidente. E' stato quindi naturale per lui, per il fatto di essere una sorta di 'superstite', oltre che per la sua storica militanza, partecipare in prima persona come cittadino di Viareggio e come ferrroviere, a tutte le attività seguite al tragico deragliamento.

Nell’estate del 2011 viene prima diffidato dall’Azienda a porre termine alla sua attività di consulenza, poi viene sospeso per 10 giorni e infine, nel novembre dello stesso anno, viene licenziato in tronco “per essersi posto in evidente conflitto d'interesse con la società”.


A luglio del 2012 la causa presso il Tribunale del lavoro di Lucca; l’Azienda propone una conciliazione in cui sostanzialmente richiede ad Antonini di rinnegare tutto quanto fatto fino a quel momento, Riccardo rifiuta e il 4 giugno 2013 il giudice del lavoro Luigi Nannipieri, conferma il licenziamento.

Riccardo presenta ricorso. La Corte di Appello di Firenze, Presidente Bronzini e giudici Schiavone e Liscio, applicando le nuove norme del processo del lavoro, senza neanche motivare la decisione respinge il ricorso per inammissibilità, confermando così il licenziamento.

Nelle sentenze è sancito “l'obbligo di fedeltà”, “la violazione del Codice etico” e“il conflitto di interessi” con l'azienda, anche a fronte di un'attività svolta gratuitamente come consulente di parte, tesa evidentemente a contribuire all'accertamento della verità processuale.

A fronte di una immane tragedia, quale è stata la strage di Viareggio (32 morti tra i cittadini che erano in casa o in strada), è apparsa subito evidente la sostanziale ingiustizia di questo licenziamento, scaturito proprio dall'impegno civile e sociale di un 'dipendente' nell'ambito di un processo dove tra gli imputati, con pesanti accuse, vi è la stessa società RFI e tra gli altri, Mauro Moretti e Michele Elia, amministratori delegati di allora.

I giudici, in sostanza, con sentenze culturalmente orientate agli interessi delle imprese e formalismi degni di miglior causa, hanno elevato l'obbligo di fedeltà verso all'impresa al di sopra del diritto al lavoro e del diritto alla salute ed alla sicurezza, negando così la legittimità del suo impegno sociale e civile a difesa dei cittadini e dei lavoratori e del suo qualificato contributo - anche in sede di giudiziaria - al processo dove è proprio lo Stato a ricercare le cause e le responsabilità della tragedia.

Questo in un procedimento penale contro gli stessi Amministratori che disposero il suo licenziamento, Moretti per Fs ed Elia per RFI.

Riccardo non ha mai dubitato di aver agito per il meglio, seguendo quello che sentiva come un dovere. Il grande sostegno che Riccardo ha ricevuto e la riconoscenza di migliaia di cittadini e e ferrovieri che riceve tutt'ora è sintetizzto nelle parole di uno dei familiari, il quale nella strage ferroviaria di Viareggio ha perduto la sorella e i due nipotini, ha scritto a Riccardo “… Hai scelto la strada più difficile per te e per la tua famiglia, ma hai anche scelto l’unica che può cambiare questo sistema. Ti ringrazio a nome mio e della mia famiglia”.

Parallelamente, al termine del lungo processo per l'accertamento delle responsabilità penali relative alla strage di Viareggio, il 31 gennaio sarà emessa la sentenza del Tribunale di Lucca a carico dei 33 imputati.

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