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PRIVATIZZAZIONE FS: MOLTI I PERICOLI IN AGGUATO

Il progetto di vendita di una rilevante quota di azioni FS a soggetti privati desta moltissime preoccupazioni, da diversi punti di vista.

Come agisce il “privato”? - Che ne sarà dei “servizi”? - Aspetti occupazionali e contrattuali - Il futuro - La sicurezza

Troppi esempi negativi hanno già preceduto le ferrovie, per poter stare tranquilli che tutto andrà a buon fine e che non ci saranno problemi.

 Come agisce il “privato”? - Innanzitutto c’è il forte rischio che, anche nel caso delle FS, i soggetti privati non abbiano alcuna intenzione di investire, primo passo del concetto di “fare impresa”, ma si aspettino in sostanza che lo Stato quasi “regali” il suo patrimonio, che loro utilizzeranno fino a quando conviene, per poi rivenderlo o comunque disimpegnarsi in caso i guadagni non ci siano. Questo concetto non siamo i primi ad esprimerlo, ma la preoccupazione è già stata manifestata su alcuni quotidiani e periodici.

Che ne sarà dei “servizi”? - In questo nuovo scenario, è forte il rischio di un’ulteriore riduzione dei servizi considerati non redditizi, mentre i fondi saranno destinati solo a quelli considerati di prima fascia. Si accentuerebbe quindi la politica di dismissione della ferrovia intesa come servizio sociale. Il diritto alla mobilità viene infatti citato sempre quando si tratta di negare ai lavoratori il sacrosanto diritto di sciopero, ma davanti alle priorità liberiste di governi e dirigenze aziendali, non c’è più nessun diritto per nessuno.

Aspetti occupazionali e contrattuali - Il privato vuole guadagnare. In Italia, in particolare, come già detto vuole guadagnare ma senza spendere. Forte è quindi il rischio che ci possano essere ancora pesanti ricadute in termini occupazionali, con ulteriori riduzioni di organico, tra l’altro fino ad oggi effettuate con criteri molto discutibili.

Il futuro - Per “chi resta”, invece, si fa sempre più vicino lo scenario di un rinnovo contrattuale dove si chiederanno ulteriori sacrifici, sempre ai soliti, in nome del solito presunto risanamento economico. Intanto i dirigenti sono sempre di più e più pagati, e di soldi ne continuano ad uscire in maniera scandalosa. Non dimentichiamoci ad esempio del costo finale dell’Alta Velocità, in rapporto ai preventivi iniziali e al costo della rete negli altri paesi europei.

Sicurezza - Qui il confronto con il caso delle ferrovie inglesi è d’obbligo: con la privatizzazione ci andarono sicuramente di mezzo i lavoratori, divisi in una miriade di imprese e bistrattati da tutti i punti di vista, ma quella sciagurata scelta la pagarono soprattutto i viaggiatori, in una serie assurda di drammatici incidenti. Il problema è proprio questo: per il privato la sicurezza è solo un costo. Ci potremo ancora fregiare dell’appellativo di “ferrovie più sicure d’Europa”, già fortemente minato da tante tragedie tra cui Crevalcore e Viareggio?

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