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Pensioni, la Ragioneria generale dello Stato, lo schermo del potere

Roma, 3 maggio 2015 - Oggi, sul quotidiano "Il Manifesto", è stato pubblicato questo interessante articolo sul ruolo di filtro e paravento che la Ragioneria generale svolge nei confronti del governo contro ogni misura che abbia dei costi economici. Siamo sempre più convinti che le brutali modifiche al regime pensionistico introdotte dalla riforma Monti Fornero, siano profondamente ingiuste. Per questo continuiamo a perseguire l'obbiettivo della loro modifica al fine di ottenere una correzione e - quantomeno - un'armonizzazione, che tenga conto della specificità del lavoro di macchinisti, capitreno e manovratori e soprattutto delle tragiche statistiche sulla durata media della "nostra" vita.

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I macchinisti smascherano la scusa dei «No» preventivi

Ragioneria Generale. Una delegazione ha incontrato "segretamente" due alti dirigenti. «Ancora in marcia» riesce a parlare con via XX settembre. «Per bloccarci truccano i conti»

di Massimo Franchi, 

Da un decen­nio buono è l’incubo di qua­lun­que par­la­men­tare. Qual­siasi legge, prov­ve­di­mento o norma che com­porti una spesa deve pas­sare sotto le sue for­che cau­dine, fatal­mente fer­marsi o, rara­mente, abbas­sarsi com­ple­ta­mente per riu­scire a pas­sare. La Ragio­ne­ria gene­rale dello Stato è ormai diven­tata un’entità astratta, quasi mistica. Imper­so­nale. Ogni ten­ta­tivo viene argi­nato dai guar­diani di via XX set­tem­bre. For­mal­mente infatti è un organo del Mini­stero dell’Economia e delle Finanze. Ma ha sta­tus di Dipar­ti­mento. E ciò le con­sente di non dover ren­dere conto a nes­suno: «la signora del “No” preventivo».

il manifesto - quotidiano comunista

Il caso più emble­ma­tico è quello della riforma delle pen­sioni For­nero del 5 dicem­bre 2011 sotto forma del decreto Sal­vaI­ta­lia. Decisa sotto il dik­tat della Bce, è la legge che ha com­por­tato il rispar­mio mag­giore — oltre 80 miliardi da qui al 2020 — per i bistrat­tati conti dello Stato. I ver­go­gnosi errori che si è por­tata die­tro però non sono emen­da­mi­bili. Nono­stante i voti all’unanimità della com­mis­sione Lavoro della camera, gli impe­gni del mini­stro Poletti.

Ma anche le entità astratte non ave­vano fatto i conti con la testar­dag­gine dei mac­chi­ni­sti. Loro, fra i più col­piti dalla For­nero — che «dalla sera alla mat­tina» ha innal­zato la loro età pen­sio­na­bile di 9 anni: dai 58 ai 67 anni, «unico caso al mondo» — hanno ini­ziato una lunga, inde­fessa bat­ta­glia per otte­nere giu­sti­zia. E sono riu­sciti in una vera impresa: incon­trare due diri­genti della Ragio­ne­ria gene­rale in carne ossa.

L’incontro — pre­pa­rato con pazienza dal sot­to­se­gre­ta­rio all’Economia Pier­paolo Baretta — doveva rima­nere segreto. Fedele alla dispo­si­zione che «la Ragio­ne­ria non ha rap­porti con le parti sociali». Ma ora che le pos­si­bi­lità di modi­fica sono sal­tate «per­ché secondo noi la Ragio­ne­ria si è messa d’accordo sui numeri con l’Inps per boc­ciare la nostra pro­po­sta», i mac­chi­ni­sti hanno deciso di raccontarla.

«La nostra bat­ta­glia va avanti da anni. Un anno fa abbiamo otte­nuto un primo risul­tato — rac­conta Marco Cro­ciati, mac­chi­ni­sta romano. Il primo aprile l’allora diret­tore gene­rale dell’Inps Mauro Nori con­ferma i nostri cal­coli: per tor­nare ai 57 anni ser­vono circa 3 milioni l’anno, 10 milioni in 3 anni». Forti di que­sto docu­mento i mac­chi­ni­sti hanno ini­ziato il loro pres­sing sul governo. Tele­fo­nate alle segre­te­rie, scambi di mail chi­lo­me­tri­che, anti­ca­mere inter­mi­na­bili. Poi final­mente il sot­to­se­gre­ta­rio Baretta fa il grande passo. Rie­sce a con­vin­cere due diri­genti della Ragio­ne­ria ad incon­trare «quei rom­pi­co­glioni dei macchinisti».

Alle ore 18 del 19 feb­braio ecco che in un uffi­cio di via XX set­tem­bre la dele­ga­zione di «Ancora in mar­cia», sto­rica rivi­sta fon­data da Ezio Gal­lori, vede pale­sarsi due per­sone. «Non si sono pre­sen­tati, erano molto taci­turni, silen­ziosi. Dei due ha par­lato sem­pre solo il più gio­vane. Si sono limi­tati a farci vedere un docu­mento del 2013 che dimo­strava costi molto supe­riori a quelli da noi pro­po­sti. Non ce l’hanno lasciato, ma ormai siamo esperti e abbiamo subito capito che la ragione dell’aumento dei costi era dovuta al fatto che la pla­tea dei richie­denti era allar­gata: non solo, come noi chie­diamo, il per­so­nale di bordo, mac­china e mano­vra (circa 18mila lavo­ra­tori), ma anche il per­so­nale delle bigliet­te­rie, capi­sta­zione e di uffi­cio (quasi 80mila per­sone). Alle nostre osser­va­zioni e dopo aver con­vinto il sot­to­se­gre­ta­rio Baretta, i due diri­genti erano in evi­dente dif­fi­coltà — con­ti­nua Marco — . Non sape­vano cosa rispon­dere e dopo poco hanno lasciato la riu­nione con la scusa che ne ave­vano un’altra in programma».

Una fuga, dun­que, che somi­glia ad una resa. «A quel punto il sot­to­se­gre­ta­rio Baretta ci chiede di pre­pa­rare una richie­sta di modi­fica della legge con la deter­mi­na­zione pre­cisa delle pla­tee e delle sca­denze. Noi la pre­pa­riamo nel giro di pochi giorni». La pro­messa è quella di «chie­dere all’Inps una nuova e defi­ni­tiva stima per ren­dere pos­si­bile la modifica».

Ma nel giro di pochi giorni arriva anche la doc­cia fredda. Il 7 aprile l’Inps pro­to­colla una nuova rispo­sta fir­mata dal nuovo diret­tore gene­rale Mas­simo Cioffi. La nuova stima, sep­pur con­si­deri una pla­tea simile a quella deli­mi­tata dai mac­chi­ni­sti di “Ancora in mar­cia”, dal punto di vista dei costi è molto simile a quella della Ragio­ne­ria: oltre 10 milioni per il solo 2015 e 680 milioni da qui al 2024. «Un dato asso­lu­ta­mente fuori dalla realtà che ci con­ferma come la Ragio­ne­ria si è messa d’accordo con l’Inps per ren­dere impos­si­bile la modi­fica della norma», accusa Marco.

La lotta dei mac­chi­ni­sti comun­que va avanti. Ma lo sto­rico incon­tro con la Ragio­ne­ria ha pro­dotto in Marco una cer­tezza. «Il governo usa il pas­sag­gio della Ragio­ne­ria e della sua cosid­detta bol­li­na­tura di qual­siasi prov­ve­di­mento per met­tersi la coscienza a posto. Come dire: «Noi vole­vamo modi­fi­care, noi vole­vamo fare i buoni, ma la ragio­ne­ria non ce lo fa fare». La usa come una scusa».

Se per gli eso­dati sono ser­vite sei leggi ad hoc — sal­va­guar­die — per sal­varne (sulla carta) 160mila con un costo di 11 miliardi, per quota 96 (la norma che ha inca­strato al lavoro migliaia di inse­gnanti) e per i mac­chi­ni­sti ancora nes­suna solu­zione. E sì che «l’errore» è stato rico­no­sciuto da tutti: il comma 18 dell’articolo 24 della legge For­nero (uti­liz­zando la parola «arti­colo» al posto di «comma») ha pre­vi­sto espres­sa­mente che la riforma si appli­chi ai mac­chi­ni­sti, non inse­rendo la cate­go­ria assieme a poli­zia e forze dell’ordine che invece sono stati esclusi dall’innalzamento dell’età pensionabile.

In un momento in cui per­fino la nuova gestione Inps di Tito Boeri con­si­dera la cate­go­ria dei pri­vi­le­giati («Ha messo on line i conti in rosso del nostro fondo, dimen­ti­can­dosi però di dire che la ragione del pas­sivo è dovuta al fatto che dal 2000 i nuovi assunti hanno con­tratti, peg­gio­ra­tivi, che non pre­ve­dono il ver­sa­mento al fondo», sottolinea Marco), la posi­zione di “Ancora in mar­cia” è infatti molto prag­ma­tica: «Noi — con­ti­nua Marco — non chie­diamo un ritorno alle norme pre­ce­denti. Chie­diamo di armo­niz­zare la nostra età pen­sio­na­bile ma tenendo comun­que conto che nel solo com­parto di Roma negli ultimi 3–4 anni si sono regi­strati 16 infarti a mac­chi­ni­sti con una età media di 52 anni». Numeri che dovreb­bero por­tare chiun­que a con­si­de­rare come un mac­chi­ni­sta non possa lavo­rare fino a 67 anni. Sem­pre che la Ragio­ne­ria con­tem­pli la possibilità.

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