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STRAGE ALLA THYSSENKRUPP: PESANTE CONDANNA PER GLI IMPUTATATI

SEDICI ANNI ALL'A.D. HARALD HESPENHAHN, E' STATO OMICIDIO VOLONTARIO

Le foto dei sette operai sono state esposte in aula

LA STRAGE. Nel rogo del dicembre 2007 hanno perso la vita Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo, Bruno Santino, Antonio Schiavone.ogo alla ThyssenKrupp:  pochi minuti fa è stata pronunciata una sentenza che farà scuola per la giustizia in italia, è la dimostrazione che le leggi sulla sicurezza del lavoro gia' esistonoI sette morti della Thyssen e che invece scarseggiano inquirenti e magistrati che le sappiano applicare. Riconosciuto l'omicidio volontario con dolo eventuale: la morte degli operai era stata "messa in conto".

UNA SENTENZA DA LEGGERE 500 pagine che dovrebbero essere lette da tutti coloro che stanno lottando per ottenere giustizia nelle aule di un Tribunale e da coloro che si occupano di sicurezza del lavoro. Una lettura impegnativa ma molto istruttiva per comprendere i meccanismi processuli, le insidie per i familiari delle vittime e delle parti civili ma anche le le garanzie che il nostro ordinamento prevede per gli imputati. In questo caso lo svolgimento del processo può essere considerato da manuale e chiunque può comprendere con relativa semplicità quanto sia difficile e faticosa la ricerca della verità giudiziaria.


 

Sedici anni e mezzo all'ad per la morte dei sette operai

 

TORINO, 15 aprie 2011 - Sono state tutte accolte le richieste dell’accusa per gli imputati nel processo per il rogo dello stabilimento Thyssen di Torino. Solo per Daniele Moroni la Corte ha aumentato la pena a 10 anni e 10 mesi, i pm avevano chiesto 9 anni. I giudici hanno quindi accolto in toto le richieste dei pubblici ministeri confermando l’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale per l’amministratore delegato del gruppo tedesco, Harald Espenhahn, condannato a 16 anni e mezzo di reclusione. Confermata la condanna a 13 anni e 6 mesi per i 4 dirigenti: Gerald Priegnitz, Marco Pucci, Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri.

La vicenda
È la notte del 6 dicembre 2007, quando un violento rogo divampa all’interno dell’acciaeria, in corso Regina Margherita: da una vasca fuoriesce una quantità di olio bollente in pressione, che in pochi attimi sviluppa un incendio. Non è la prima volta che accade: un episodio simile, senza vittime, si era già verificato. Gli operai vengono travolti dal fuoco. Un lavoratore muore dopo pochi minuti, altri sei perdono la vita nei giorni successivi. Si chiamano Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò, Bruno Santino, Antonio Schiavone, Roberto Scola. Il processo è lungo e segnato da molti colpi di scena. Da una serie di testimonianze, emergono carenze nel sistema di sicurezza. A scatenare le polemiche sono soprattutto i legali dell’azienda quando indicano possibili «colpe» degli operai nel rogo dell’impianto. Salvo poi smentirsi: alle vittime non sono imputabili responsabilità precise, sottolineerà poi la Thyssen.

Il processo
Il procedimento si apre il 15 gennaio 2009 nel Palazzo di giustizia di Torino. Sul banco degli imputati l’amministratore delegato della multinazionale tedesca, Harald Espenhahn, accusato di omicidio volontario con dolo eventuale. Imputati anche l’azienda come persona giuridica e altri cinque dirigenti, accusati di omicidio colposo aggravato: Cosimo Cafueri, Daniele Moroni, Gerald Prigneitz, Marco Pucci, Raffaele Salerno. Il pubblico ministero è Raffaele Guariniello. La Corte d’Assise respinge la costituzione di parte civile per oltre 50 operai: questi firmarono un verbale di conciliazione, accettando la concessione di una somma in cambio della rinuncia alla richiesta di risarcimento. Centinaia di testimoni vengono ascoltati da entrambe le parti. Il 13 febbraio 2009 viene mostrato in aula un video choc della polizia scientifica che mostra le immagini del cadavere di Antonio Schiavone, il primo operaio deceduto nella tragedia. Molti parenti escono dall’aula. Nelle udienze successive iniziano a emergere le carenze della sicurezza. Vengono chiamati a testimoniare anche tre ispettori della Asl 1 di Torino, accusati di aver favorito la multinazionale con controlli annunciati e prescrizioni tardive, ma si avvalgono della facoltà di non rispondere.

FONTE: http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/398125/

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