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TAV: un altro sacrificio umano senza nome

Quando per lavoro o diletto andremo a 300 all’ora su quei binari non penseremo a questo operaio forse per paura di prendere coscienza di queste tragedie umane che ci costringerebbero a riflettere sul prezzo che i lavoratori pagano alla società ed alle sue esigenze di "sviluppo" e competitività. Proprio come un sacrificio umano a favore delle più moderne divinità.

Così invece per questa morte restano solo un lancio di agenzia come altri mille, un fascicolo (forse) in procura e una dichiarazione sindacale fotocopiata, che celano il volto di una persona, la sua storia, il dolore e l’angoscia dei suoi cari.
Non sapremo mai quale futuro sognava e non ci sarà posto per lui nella nostra memoria. Signori operatori dell'informazione, non infierite su questi morti con la vostra superficialità; signori magistrati, non lasciate che si continui a morire così; signori funzionari sindacali, ai comunicati stampa fate seguire iniziative efficaci. D’altra parte Cavet, come tutti gli altri, non faranno mai volontariamente tutto il necessario se non sollecitati e costretti.
Dante De Angelis - macchinista, Rls Trenitalia

 


Abbiamo saputo che l'operaio morto nel cantiere TAV si chiamava Franco Roggio.
Sui tanti morti nei cantieri dell'alta velocità, continuano raccogliere notizie e testimonianze i curatori del sito
www.associazioni.comune.firenze.it/idra/ che vi invitiamo a visitare.

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