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A Genova (e poi, dove?) licenziamenti ad orologeria.

 

Scriviamo mentre la stampa - con poche eccezioni - gongola ed addita - col plauso di molti lettori (basta frequentare gli appositi forum creati in internet) gli otto ferrovieri di Genova praticamente come esempi da aborrire e, quindi, da usare come monito verso tutti gli altri. Insomma, colpirne otto per licenziarne 100 e passa! A rendere la situazione ancor più surreale ci sono gli interventi degli incauti sindacalisti, spintisi a condannare - di fatto, rivelando come incontestabile l'evento che ha scatenato i licenziamenti - i lavoratori ma chiedendo per loro, nel contempo, la "clemenza del padrone".

In questo mondo capovolto, in questa Italia sommersa dalle false emergenze fattesi norma e senso comune, nessuno deve salvarsi dagli strali di chi prima determina le condizioni del lavoro non su basi di civiltà (meno rischi, meno fatica, meno dolore) ma traguardando gli interessi estremi, che disegnano un'economia tornata a connotarsi di caratteri pre-novecenteschi, nella quale riconquistano il loro spazio-speranza anche i piccoli scuscià, rigorosamente rom.
Da questo quadro non poteva che conseguire la risposta sindacale (per tornare ai nostri otto "sommersi") che in molti s'aspettavano: quasi un senso di vergogna, non la riflessione su cosa saremo (siamo) costretti a diventare se non sapremo darci completamente alle esigenze della propaganda politica che, alle pagine dei giornali ed alle tivù lascia che si plasmino modelli nei quali staremo stretti anche se timbreremo il nostro giornaliero cartellino un'ora dopo l'ora fissata dal contratto di lavoro!
Cosicchè stare dalla parte dei lavoratori diventa l'onta della collusione o, peggio, dell'istigazione a delinquere! Correremo questo rischio. E voi? Ditelo al nostro blog!

 

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