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Treni liberalizzati e Carta dei passeggeri

I paesi della Ue varano un primo regolamento sulle tratte internazionali.
Preoccupazione su sicurezza e lavoro, qualche tutela minima per chi viaggia.

Ieri il Parlamento europeo ha approvato questi tre provvedimenti all'interno del pacchetto per la liberalizzazione del settore, ma alla fine deve chinare la testa sul punto in cui maggiore era la discrepanza con gli Stati membri: l'apertura del traffico interno, tanto nazionale quanto regionale. Il progetto è stato fortemente osteggiato dai 27, in particolare dalla Francia e da alcuni nuovi paesi, ma non piaceva nemmeno a comunisti e verdi, sensibili ai temi della sicurezza occupazionale.

A Strasburgo è passata infatti solo la richiesta, condivisa peraltro dalle capitali, di aprire il mercato internazionale, ma non quelli interni. Per forzare la mano ai governi e arrivare alla conciliazione (procedimento giuridico in cui i 27 e l'Eurocamera si mettono d'accordo partendo da posizioni diverse), ci voleva la maggioranza qualificata, una soglia rivelatisi ieri troppo alta. Secondo popolari e liberali, grandi promotori della liberalizzazione, il problema è che il traffico passeggero transfrontaliero rappresenta solo il 5% del totale e pertanto la sua apertura costituisce solo un passo minore verso la soppressione dei monopoli nazionali. «Dopo aver aperto il trasporto stradale, aereo, marino, fluviale e ferroviario per le merci (dal primo gennaio di quest'anno) mancava solo il trasporto passeggeri per completare il mercato interno», si lamenta Paolo Costa (Margherita), Presidente della Commissione trasporti del Parlamento. Secondo Costa, avrebbero vinto le lobby contrarie all'apertura dei mercati, con un danno per i passeggeri ma anche per il miglioramento dell'intera efficienza delle ferrovie europee, che così non potranno conquistare nuove quote di mercato. Per i comunisti e i verdi anche la liberalizzazione internazionale è un passo troppo grande, visto che non prevede alcuna salvaguardia sulla clausola sociale e potrebbe portare a problemi di interoperabilità e sicurezza. II popolare tedesco Georg larzembowsld, autore della Raccomandazione sull'apertura del settore, ribatte che non sussistono problemi di sicurezza visto che le reti ferroviarie rimangono sotto il controllo degli enti nazionali. La discussione sulle tratte a bassa redditività o in perdita (come quelle montane) è invece di fatto saltata, visto che non è passata l'apertura del traffico interno. Queste tratte dovrebbero comunque rientrare in un altro testo in preparazione che tratterà esplicitamente i servizi di interesse generale. Al di là della battaglia sulle liberalizzazioni, rimane il successo di tutto il Parlamento sulla Carta dei diritti dei passeggeri, un testo che le capitali vogliono limitare ai soli passeggeri di linee transnazionali e che Strasburgo considera invece necessario per tutti, anche perché già ne esiste uno per i passeggerei aerei. Con la Carta viene fissato per la prima volta fl diritto europeo al rimborso (il 25% del biglietto per ritardo compreso tra 60 e 119 minuti e il 50% oltre le due ore). A chi è abbonato verrà corrisposta un'indennità sotto forma di sconto per un nuovo abbonamento o di prolungamento dell'esistente mentre non vengono previsti limiti finanziari di responsabilità dell'impresa ferroviaria in caso di morte o lesioni fisiche di un passeggero. È comunque ancora presto per cantar vittoria sulla Carta, visto che il Parlamento dovrà discutere con i 27 che sono in parte - soprattutto ad est - contrari.
Alberto D'Argenzio Bruxelles (fonte: il Manifesto)

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