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Sicurezza sempre a rischio

sicurezzaIl nuovo Testo unico sulla sicurezza del lavoro, denunciano i sindacati, sarebbe stato stravolto dagli «esperti»: norme regionali e depenalizzazione?
di Francesco Piccioni
Mentre l'attenzione del pa ese viene dirottata da giorni sul calcio e le sue vicende, nei meandri dei ministeri si rimette continuamente mano a progetti di legge che sono destinati a incidere pesantemente sulla vita di chi lavora, cioè la stragrande maggioranza della popolazione.

Accade così che, nel merito, la legge delega per il nuovo «Testo unico» sulla salute e la sicurezza del lavoro - che il governo si appresta varare - sia stato «ritoccato» qua e là, in senso ovviamente più favorevole alle imprese. Una nota congiunta di Cgil, Cisl e Uil (i segretari confederali Paola Agnello Modica, Renzo Bellini e Paolo Carcassi) ha lanciato improvvisamente un grido d'allarme, ieri, dopo mesi di confronto tra ministri e parti sociali. Un lavoro che aveva prodotto «significative convergenze», ma che ora vanno tradotte «in atti di legge». Ci si aspettava che il consiglio dei ministri di ieri avrebbe dato il via libera al testo «concordatario», tanto più che si era già arrivati a una sorta di «celebrazione preventiva» con la conferenza nazionale del 25 e 26 gennaio, a Napoli. Invece non se n'è fatto nulla. Proprio perché, sembra, si è visto che il testo finale era un (bel) po' difforme da quello concordato. Un bel problema, esploso proprio nel giorno in cui il ministro del lavoro, Cesare Damiano, relazionava alla Camera su varie questioni di sua competenza, tra cui appunto il Testo unico («ormai pronto», ha ribadito). Ma su quali punti si è verificato il «tentativo di pastrocchio»? Per i sindacati non c'è dubbio: per un verso c'è chi punta a «regionalizzare» la normativa sulla sicurezza del lavoro, per l'altro sarebbero rispuntate vecchie (e certamente di destra, in senso maronian-berlusconiano) «ipotesi di depenalizzazione» di alcune fattispecie. II sottosegretario al lavoro, Antonio Montagnino, ha voluto da parte sua assicurare che il suo ministero («e il governo») è assolutamente «impegnato a garantire l'uniformità delle norme su tutto il territorio nazionale». Ma si capisce che un tentativo c'è stato - magari attribuibile ad «esperti ministeriali di altri dicasteri» - di imporre una lettura del «ruolo delle Regioni» tale da comportare una maggiore «cedevolezza» nei confronti delle violazioni in materia di sicurezza. Un punto su cui lo stesso Montagnino si impegna, insieme al suo collega Gian Paolo Patta (sottosegretario alla salute), a garantire «ferma difesa» del testo originario fin da stamattina, in sede di commissione tecnica. II «rispetto delle Regioni», insomma, dovrebbe essere assicurato dalla possibilità di «implementare» il testo «nazionale», non di «annacquarlo». I varchi per tentare di stravolgere il testo, par di capire da altre fonti, sarebbero stati fomiti da alcune incongruenze palesi dell'attuale legge. Riconosce anche Montagnino, infatti, che «l'attuale apparato sanzionatorio va adeguato, perché esistono violazioni formali punite peggio di altre reali». Di qui a tentare di «stemperare» l'asprezza delle sanzioni anche in casi «reali» il passo deve essere sembrato, a qualcuno, abbastanza breve. C'è da augurarsi - usiamo un eufemismo - che questo passo avvenga in direzione opposta. Resta l'ennesima pessima impressione su un esecutivo apparentemente - ma soltanto sui media - «ostaggio della sinistra radicale», mentre nella realtà della legislazione l'«ala centrista e riformista» procede disinvoltamente a colpi di forzature sui temi socialmente più scabrosi (basti pensare all'avvio anticipato della previdenza complementare o la «presa per il cuneo» inserito nella legge finanziaria; ma anche a Vicenza e 1'Afghanistan). Certo che non si ripeterà - almeno per ora - il «colpo di testa» che fece cadere il «Prodi uno», nel '98. II problema è che, alle figure sociali che hanno sostenuto elettoralmente la vittoria dell'attuale maggioranza, tutto questo cincischiare politicista suona mortalmente deludente. Altro eufemismo.
(fonte: il Manifesto - 9 febbraio 2007)

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