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Crevalcore, l'indagine va

Prosegue l'inchiesta sullo scontro che costò la vita a 17 persone, tra cui 4 ferrovieri. I macchinisti: soddisfazione perché i giudici hanno accolto molte loro osservazioni; ma i grandi capi delle Fs escono dall'inchiesta.
Il giorno dopo qualche perplessità c'è e anche un pò di delusione. I ferrovieri del Coordinamento 12 gennaio, nato dopo il disastro di Crevalcore del 7 gennaio 2005, non possono essere del tutto contenti. «Le scelte sulla sicurezza e l'adeguatezza della linea spettano ai dirigenti nazionali», dice Savio Galvani che quel coordinamento l'ha fondato assieme ad altri colleghi pochi giorni dopo l'incidente ferroviario costato la vita a 17 persone nello scontro frontale tra un treno passeggeri e uno merci sul binario unico della Bologna-Verona…

L'inchiesta dei magistrati bolognesi si è chiusa con tre richieste di archiviazione per gli allora vertici nazionali di Rfi e sette avvisi di «fine indagine» che di solito anticipano la richiesta di rinvio a giudizio per altrettanti dirigenti intermedi. Escono quindi di scena Mauro Moretti, che adesso è a.d. del gruppo Ferrovie dello Stato ma al tempo ricopriva la stessa carica in Rfi, l'ex direttore tecnico e ora a.d. Michele Elia e il dirigente di movimento Giancarlo Paganelli. Ora il binario è stato raddoppiato e c'è il sistema Scmt di controllo della marcia del treno sulla linea (ma non su molte locomotive), ma l'inchiesta ha puntato molto sull'assenza di un «paracadute» in grado di sopperire all'errore umano, che pure quella mattina di gran nebbia si verificò quando il macchinista del treno passeggeri «bucò» il semaforo rosso. Moretti ha però convinto il procuratore capo Enrico Di Nicola e il pm Enrico Cieri, e una delle cinque consulenze disposte per ricostruire lo scenario dell'incidente gli dà sostanzialmente ragione. Nel documento del prof. Marco Ponti, che ha ricostruito la ripartizione delle risorse per la sicurezza su quella linea ferroviaria, si testimonia che la Bologna-Verona non era tra quelle giudicate prioritarie per l'installazione del sistema Scmt (controllo della marcia del treno) in grado di bloccare il convoglio in situazione di pericolo. Ma Moretti, dal momento del suo incarico in Rfi, nel 2001 riprogrammò gli investimenti per attrezzare tutta la rete nazionale, soldi che vennero stanziati dal Cipe il 20 dicembre 2004, due settimane prima dell'incidente. I magistrati hanno ritenuto sufficiente la difesa dei vertici.
Un punto su cui non sono d'accordo i ferrovieri. Galvani ricorda che «nel 1988 venne rimosso il sistema della ripetizione del segnale discontinua» e «non venne sostituito con nient'altro». Ragionamento condiviso da Roberto De Paolis, rls e consulente tecnico della famiglia di Vincenzo De Biase, il macchinista deceduto dell'interregionale: «per il sistema gerarchico che c'è è impossibile che le scelte strategiche vengano operate dai dirigenti regionali». De Paolis annuncia che in questi venti giorni, dopo aver letto gli atti, verranno prodotte ulteriori osservazioni da indirizzare al Gip che dovrà esaminare le richieste. Si tratterà di osservazioni che riguardano proprio le decisioni sugli investimenti. Una delle contestazioni dei magistrati ai dirigenti locali di Rfi è quella di aver «telecomandato» con troppo anticipo - cioè reso priva di personale - una stazione così antiquata come quella di Bolognina di Crevalcore, teatro dello scontro.
De Paolis sottolinea che «questa del telecomando è una scelta per risparmiare personale che le Ferrovie attuano da almeno dieci anni e comunque risponde a un'indicazione nazionale». Da parte di Galvani c'è comunque la soddisfazione perchè l'indagine «è proseguita e l'esposto dei ferrovieri è stato preso in considerazione dai pm». La speranza per De Paolis è che «si arrivi ad un processo per dimostrare la catena delle responsabilità».
(Giusy Mercante, Bologna - il Manifesto, 18 febbraio 2007)

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