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La Commissione vieta lo sciopero dei ferrovieri

Di seguito pubblichiamo gli articoli che, sulla questione, sono apparsi su alcuni quotidiani nazionali.

I delegati denunciano «una decisione gravissima che nega un diritto costituzionalmente garantito a tutti».
Ferrovieri, la Commissione annulla lo sciopero.
E loro scrivono una lettera a Bertinotti.
(Fonte: Liberazione, 5 giugno 2007)
La commissione di garanzia ha annullato lo sciopero indetto dai sindacati dei ferrovieri che con questa lettera si rivolgono al presidente della Camera, Fausto Bertinotti denunciando la «negazione dei diritti costituzionali».

 

Caro Presidente,
ci rivolgiamo a Lei non solo come Presidente della Camera dei Deputati della "Repubblica fondata sul lavoro", ma come referente istituzionale della Commissione di garanzia dell'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, prevista dalla legge 146/90. Una "commissione" con la quale i lavoratori hanno avuto spesso divergenze e che da quando esiste ha sempre privilegiato le imprese e censurato quasi esclusivamente i lavoratori scioperanti, tanto da essere normalmente conosciuta e definita "commissione antisciopero" da gran parte del mondo del lavoro. Questa volta però essa è andata ben oltre i limiti ed i doveri previsti dalla legge e per la prima volta, con una delibera che Le alleghiamo, ha annullato un nostro sciopero contro il Piano d'impresa f.s. regolarmente convocato per i116 e 17 giugno 2007, in ossequio a tutti i vincoli imposti dalla legge e dalle regole di settore, poiché ritenuti soggetti non legittimati alla proclamazione di uno sciopero. Una decisione gravissima che nega lo sciopero quale diritto costituzionalmente garantito a tutti, e non soltanto ad alcuni sindacati. Difatti, una volta assicurato il contemperamento del diritto alla mobilità, mediante l'attuazione ed il rispetto pieno di tutti - si sottolinea tutti - i vincoli di legge (procedure di conciliazione, preavviso, rarefazione, franchigie, durata, servizi minimi, ecc) non vi è alcun ragionevole motivo nè alcuna previsione normativa che autorizzi a sindacare i percorsi e le scelte politico-sindacali, ideali e organizzative che, come soggetto collettivo, abbiamo scelto per esercitare il diritto di sciopero, né, tantomeno, per censurarne la legittimità o la legittimazione.
La commissione ha assunto una posizione che rappresenta, inoltre, una gravissima ingerenza nei rapporti democratici poiché si sostituisce alla volontà del legislatore in una materia delicatissima come quella della rappresentanza sindacale violando anche un altro cardine costituzionale secondo il quale "L'attività sindacale è libera", interferendo nelle modalità di formazione delle decisioni dei "soggetti che promuovono lo sciopero", dei "soggetti che proclamano lo sciopero" o, più in generale, delle "parti" - cui si riferiscono normativa dottrina e giurisprudenza. In assenza di una legge sulla rappresentanza sindacale qualsiasi tentativo di individuare criteri di legittimazione all'esercizio del diritto di sciopero (e dell'attività sindacale in genere) non può che tradursi in decisioni arbitrarie, discriminatorie e lesive di diritti costituzionali.
Forse i suoi componenti con questa delibera hanno voluto allinearsi al clima che si respira oggi negli ambienti ferroviari, dove il ministro Bianchi ha inspiegabilmente ridotto d'autorità a 8 ore uno sciopero di 24 (dichiarato da tutti i sindacati del settore nel rispetto completo delle regole ma ritenuto troppo "pesante") e l'amministratore delegato ha pubblicamente messo in discussione il diritto di sciopero per subordinarlo, bontà sua, a referendum tra i cittadini.
Poiché riteniamo gravissima e pericolosa la posizione assunta dalla commissione, Le chiediamo un urgente e autorevole intervento per evitare che, essa, esulando dai suoi compiti istituzionali di garanzia e contemperamento di diritti di pari dignità costituzionale, possa invadere il campo delle competenze parlamentari nella delicatissima e irrisolta materia della rappresentanza e ci neghi il diritto di sciopero proprio mentre siamo oggetto, come ferrovieri, di un pesantissimo attacco alle condizioni di vita e di lavoro. Sarebbe davvero amaro, dover constatare che con un governo di centrosinistra, un ministro che si dice "comunista" e le Camere presiedute da due personalità provenienti dal mondo del lavoro e che nella loro vita hanno proclamato personalmente tanti scioperi, dovessimo subire un tale arretramento in tema di libertà sindacali.
Abbiamo bene in mente il Suo discorso d'investitura, quando ci ha ricordato Pietro Calamandrei, il quale considerava lo sciopero "uno strumento democratico da non reprimere ma da sollecitare" e non ci rassegneremo a che questo diritto sia riservato, a discrezione della commissione antisciopero solo a taluni e non a tutti i lavoratori. Certi del Suo interessamento, La salutiamo con grande cordialità.
I delegati RSU/RLS dell'Assemblea Nazionale dei Ferrovieri.


Ferrovieri - La «commissione» vieta lo sciopero.
(Fonte: il Manifesto, 5 giugno 2007)
In tempi di crisi è facile che a qualche organo di vigilanza venga in mente di «forzare» i confini della legge. Sembra sia accaduto alla «commissione di garanzia» sugli scioperi nei servizi pubblici, che ha vietato lo sciopero indetto per il 16-17 giugno all'Assemblea nazionale dei ferrovieri per "difetto di legittimità". Un assurdo, in assenza di una legge sulla rappresentanza, che prefigurerà un inesistente diritto della stessa commissiona a sindacare su come un'organizzazione decide le proprie iniziative.


La Commissione: «L'assemblea nazionale dei ferrovieri non può proclamare scioperi»
(Fonte: Massimo Franchi, L'Unità, 5 giugno 2007)
«Mancanza di legittimazione per la proclamazione dello sciopero» del 16 e 17 giugno per i lavoratori della Fs. Per la prima volta la Commissione di garanzia usa questa espressione per impedire ad un sindacato di proclamare uno sciopero, intimando addirittura di «inviare i verbali delle assemblee e ogni altra documentazione utile a provare la legittimità del loro mandato». Soggetto della richiesta è l'Assemblea nazionale ferrovieri, movimento sindacale autoconvocato, nato dopo l'incidente di Crevalcore, dopo il quale pro, damò uno sciopero (contro il parere dei sindacati confederali) a cui aderirono punte del 100 per cento fra i macchinisti. Un movimento trasversale composto da lavoratori iscritti a tutte le sigle (dalla Cgil all'Orsa, ma anche la Cisl) che si è battuto in prima fila contro l'introduzione del cosiddetto "uomo morto" (il meccanismo che dovrebbe comprovare la vigilanza del macchinista con l'intento di ridurne da due a uno il loro numero in macchina) e contro i licenziamenti dei macchinisti che denunciarono a "Report" l'insicurezza quotidiana delle ferrovie italiane. Da due anni a questa parte l'Assemblea nazionale ferrovieri ha tenute decine di affollatissime assemblee e ha proclamato regolarmente una decina di scioperi. Per protestare contro la decisione della Commissione, proposta dal commissario Michele Tiraboschi (allievo di Marco Biagi), avvallata all'unanimità e firmata dal presidente Antonio Martone, il sindacato ha scritto ai presidenti di Camera e Senato Fausto Bertinotti e Franco Marini. «Una decisione gravissima che nega lo sciopero quale diritto costituzionalmente garantito a tutti, e non soltanto ad alcuni sindacati - vi si legge -. La Commissione si sostituisce alla volontà del legislatore in una materia delicatissima come quella della rappresentanza sindacale».

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