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I ferrovieri a Pistoia fanno il punto sulla sicurezza

Festa del macchinista: occasione per parlare di diritto allo sciopero, piano delle Ferrovie e morti bianche. Tutti nodi che il governo non ha ancora risolto
La festa e la lotta sono sempre andate insieme. Anche nei momenti più tesi e tragici l'euforia che deriva dall'atto della ribellione ragionata spinge a «esternare» fisicamente il senso di liberazione insito nella presa di parola, nella ripresa di controllo della propria esistenza.

A maggior ragione è così tra i ferrovieri, spina dorsale della nascita del movimento operaio. L'occasione della «festa del macchinista» è il momento giusto anche per fare il punto su una vertenza che si preannuncia durissima. Tra bambini e mogli al seguito, tra pensionati che non hanno per nulla smarrito il senso di appartenenza, sui binari o sui vecchi vagoni degli anni '30, mentre si corre tra Firenze e Pistoia trainati da una gloriosa e velocissima 640 a carbone, si scherza, ricorda e ragiona.
II tema del giorno è la precettazione disposta dal «ministro comunista», Alessandro Bianchi (nel merito se ne parla qui accanto). Una misura talmente intrisa di autoritarismo senza autorevolezza che la tentazione di andare lo stesso allo sciopero e sfidare il governo sembra sia circolata anche a livello di vertice dei sindacati confederali. Si valutano pro e contro, si attende anche l'incontro previsto in serata tra sindacati e azienda. Non sarebbe la prima volta, negli ultimi decenni, che da un confronto acceso scaturisce l'imprevisto di quello che qui si chiama ancora « inciucio» (un sospetto che non nasce da un atteggiamento «estremista», ma dal ritrovarsi come amministratore delegato Mauro Moretti, ex segretario dei ferrovieri Cgil) a capo di un'azienda di stato che è anche l'unica ad aver accumulato negli ultimi anni tre condanne per comportamento antisindacale.
C'è un piano industriale approvato dall'azionista unico - il governo - che prevede l'aumento delle tariffe del 20%, 10.000 «esuberi» e l'acquisto di mille nuovi treni. Solo che è ben chiaro chi e come colpiranno le prime due misure, mentre non lo è affatto chi beneficerà della terza. Visto come sono andate fin qui le privatizzazioni, non sarebbe un'ipotesi fuori del mondo se quei nuovi treni finissero - insieme a una quota consistente di dipendenti - nella dotazione dei «nuovi gestori» che dovrebbero fare «concorrenza» alle Fs. Da questo punto di vista, i ferrovieri non notano alcuna discontinuità col governo Berlusconi.
L'altro tema dominante è la sicurezza. Una capotreno, solo pochi giorni fa, si è salvata per miracolo; la porta del vagone si era improvvisamente chiusa mentre era ancora sul predellino esterno, dopo che lei stessa aveva dato il via al convoglio. II 3 maggio, vicino Treviso, due treni si sono ritrovati sullo stesso binario nonostante ci fosse
su quella tratta il sistema Scmt («discontinuo»); il macchinista del treno dietro se n'è accorto appena in tempo solo perché la linea, in quel punto, fa una lunga curva. Si è evitata per un pelo un'altra Crevalcore. Tutti fanno dichiarazioni contro le «morti bianche» (che in questo caso riguardano anche i viaggiatori, non solo i ferrovieri), ma non è certo che gli emendamenti proposti al testo unico sulla sicurezza attualmente in discussione trovino un numero adeguato di sponsor in parlamento. Eppure si chiedono cose banali come un apparato sanzionatorio che renda sconveniente la scommessa dell'imprenditore sull'assenza di controlli o di incidenti; la semplificazione delle procedure per sequestrare gli impianti pericolosi; la «legittimazione giuridica» dei rappresentanti per la sicurezza ad avvertire la magistratura. Non molto, o forse un'enormità per un «testo unico» chi non menziona neppure il necessario potenziamento dei servizi ispettivi.
Francesco Piccioni - il Manifesto, 16 maggio 2007

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