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A Genova festa speciale per i ferrovieri reintegrati!

i ferrovieri riassuntiÈ una festa rara da vedere, da qualche anno a questa parte. Si celebra una vittoria dei lavoratori. Ma siccome i tempi per il mondo del lavoro restano comunque «cupi», la festa sancisce anche la rinascita di uno strumento antico: la cassa di mutuo soccorso. Genova Principe: nella sala del dopolavoro della stazione ferrovieri provenienti da tutta Italia danno il «bentornati tra noi» ai cinque licenziati cui l'azienda ha dovuto revocare il provvedimento: 4 liguri che avevano permesso le riprese per la trasmissione di Rai3, Report, e il romano Dante De Angelis, delegato alla sicurezza che si era rifiutato di guidare un Eurostar dotato di pedale a «uomo morto».

Vittoria operaia in senso stretto, visto che l'apporto dei sindacati nazionali risulta essere stato scarso, se non nullo. Eppure qui tutti hanno una tessera sindacale, come delegati o «quadri» regionali. A partire dalla strage di Crevalcore, due anni fa, hanno dato vita all'Assemblea nazionale dei ferrovieri. «Non un nuovo sindacato - spiegano - ma un gruppo di controllo che fa quello che il sindacato, spesso, non fa più».
La revoca dei licenziamenti è merito loro, che hanno voluto farsi carico della «solidarietà materiale», organizzando la raccolta dei soldi per garantire ai colleghi estromessi di continuare a campare - resistendo alle offerte aziendali di compromesso poco dignitoso - in attesa di ottenere il reintegro. Parliamo di padri di famiglia, non di giovincelli scapestrati; gente che convive con la morte dietro l'angolo per un salario essenziale.
Proprio questa esperienza vincente li ha convinti a sciogliere i tre comitati di solidarietà nati con i licenziamenti (Liguria, Toscana, Lazio) per creare una sola «cassa» nazionale. Perché è finita - e bene - una vertenza, non il confronto aspro con un'azienda pubblica che già annuncia di volersi liberare di altre 10 mila persone. Che si andrebbero a sommare alle 130 mila già uscite nel corso degli ultimi venti anni (erano 220 mila).
La «cassa» è uno strumento nato nel 1880. Da allora, spiega Dante, «tutto è cambia to, tranne la mia debolezza come singolo lavoratore». Il fatto che se ne riscopra la necessità pratica oggi dà la misura dell'«arretramento che ha subito il lavoro, regredito a una condizione ottocentesca».Gli esempi sono decine: lavoratori sospesi per aver scritto una lettera a un giornale con critiche alla Fs, apprendisti messi a guidare treni senza nemmeno un tutor esperto a fianco, l'orario di lavoro ormai arrivato a 10 ore più una «da garantire». E la sicurezza che non migliora affatto, anzi. Nel gruppo Fs sembra stia prendendo piede una nuova filosofia, chiamata «sicurezza relativa», anche in contrasto con le normative Ue. Un vero paradosso. Fs è ancora pubblica - al 100% proprietà dello stato - anche se è gestita da una «strana coppia»: presidente Innocenzo Cipolletta, ex direttore di Confindustria, e amministratore delegato Mauro Moretti, ex segretario della Filt-Cgil.
(Francesco Piccioni, Genova - il Manifesto, 2 marzo 2007)
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