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Trenitalia: libertà di licenziamento

(di Alessandra Valentini)
Venerdì 10 marzo Trenitalia ha inviato, senza preavviso, la lettera di licenziamento a Dante De Angelis, macchinista e delegato sindacale per la sicurezza. L’antefatto o casus belli è il rifiuto da parte di De Angelis di guidare un treno munito del sistema Vacma o uomo morto. Un sistema che Trenitalia sta introducendo sui locomotori e che consiste in un pedale che il macchinista deve pigiare ogni 55 secondi per “dimostrare” di essere vivo.

Il punto è che in questo modo Trenitalia introduce l’agente, il macchinista, unico sui treni invece che i due macchinisti. De Angelis, insieme ad altri macchinisti, da mesi sta portando avanti questa battaglia contro l’introduzione del Vacma, che è anche al centro di tutta la trattativa sindacale in corso con l’azienda. I sindacati infatti hanno già contestato questo meccanismo che ritengono inutile e pericoloso. Si capisce dunque che il licenziamento di De Angelis colpisce individualmente un lavoratore, ma è un colpo che Trenitalia vorrebbe dare a tutta la lotta sindacale. Insomma si colpisce un lavoratore per avvisare tutti gli altri.
Ricordiamo che De Angelis, fra l'altro, è uno degli otto delegati sindacali che presentò un esposto alla Procura di Bologna in cui si denunciano le responsabilità del Vacma nel disastro ferroviario di Crevalcore del 7 gennaio 2004. È evidente che ci troviamo di fronte ad un provvedimento ingiusto, contro i lavoratori, contro al diritto di esercitare l’attività sindacale, contro il diritto di svolgere veramente il ruolo di delegato alla sicurezza. Trenitalia dovrebbe preoccuparsi del perché avvengono tanti incidenti, perché gli standard di sicurezza sono precipitosamente calati, perché per fare 38 km si impiegano anche 3 ore, perché sui treni ci sono le cimici e le zecche. Invece di pensare a tutto ciò l’Azienda punisce quei lavoratori che si battono per la sicurezza, nell’interesse non solo di chi sui treni ci lavora, ma soprattutto nell’interesse di chi tutti i giorni ci viaggia. Questo non è lo stesso interesse di Trenitalia, che pensa a risparmiare tagliando sui posti di lavoro e sulla manutenzione ordinaria e straordinaria delle linee, per poi sperperare i soldi in maxi schermi che trasmettono pubblicità nelle grandi stazioni. Ma torniamo al licenziamento. De Angelis è stato licenziato in tronco per essersi rifiutato di utilizzare un sistema che – ironia della sorte – proprio mentre arrivava la lettera di licenziamento - la Asl e la Procura di Bologna hanno sanzionato Trenitalia per il Vacma, il cosiddetto “pedale a uomo morto”. Trenitalia ha ricevuto dalla Procura di Bologna una contravvenzione per aver violato l’art. 35 del Dlgs 626/94. La procura ha confermato quello che i rappresentati per la sicurezza denunciano da anni: “il Vacma nuoce alla salute dei lavoratori ed è potenzialmente pericoloso per la sicurezza ferroviaria, quindi anche per i viaggiatori”. Nella prescrizione si rilevano a carico di Trenitalia inosservanze in materia di igiene e sicurezza del lavoro, in quanto il Vacma introduce “nuovi elementi di ripetitività, monotonia e costrittività, fonte di fatica psichica e stress”, obbliga i macchinisti “ad assumere posture incongrue in postazioni di lavoro (omissis..) già carenti da un punto di vista ergonomico, e infine induce una possibile riduzione della vigilanza esterna, derivante dalla costrizione ad una maggiore attenzione verso l'interno della cabina di guida". Leggendo questi dati a De Angelis avrebbero dovuto dare un premio anziché la lettera di licenziamento. Così non è in un Paese dove per i lavoratori diventa sempre più difficile far valere i propri diritti, chi vuole restare con “la schiena dritta” paga in prima persona. Un’Azienda, che comunque ha ancora “qualcosa” a che fare con lo Stato e con il garantire un servizio pubblico, si comporta come il peggiore dei padroni. Ci sembra di essere tornati ai tempi di Metello, cioè agli inizi del 1900, quando dopo gli scioperi e le lotte i datori di lavoro scrivevano fuori dai cantieri “Metello Salani non può entrare”. Noi, insieme a tanti altri altri, siamo tra quelli che non si rassegnano a pensare a che sia veramente così.
Roma, 14 marzo 2006

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