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Cade dal treno e muore: rinviati a giudizio dirigenti FS

PRATO. Che Teresa Sortino abbia scelto di uccidersi o sia stata vittima di un incidente, a questo punto poco importa.
Quel che conta è che lo sportello del vagone dell'espresso Venezia-Palermo del 16 luglio di 4 anni fa non doveva aprirsi in corsa. Da quello sportello Teresa Sortino, 59 anni, di Caltagirone, cadde mentre il treno attraversava la galleria della Direttissima, tra San Benedetto Val di Sambro e Vernio.

Ora per quell'episodio sono stati rinviati a giudizio tre alti dirigenti di Trenitalia e Rete ferroviaria italiana, le due società che gestiscono treni e infrastrutture. Sono accusati di omicidio colposo e di aver violato una serie di norme che garantiscono la sicurezza dei viaggiatori n processo inizierà a Prato il 26 ottobre e l'esito potrebbe avere conseguenze onerose per Trenitalia. In ballo c'è un sistema di sicurezza che all'epoca dei fatti non funzionava su tutti i treni e la cui installazione richiede ingenti investimenti La Procura, ieri rappresentata da Roberta Pieri, ha sostenuto che Trenitalia e Rfi dovevano sapere che il sistema di sicurezza sugli sportelli non era adeguato e dunque dovevano modificarlo per garantire l'incolumità dei passeggeri. Il corpo senza vita di Teresa Sortino fu trovato nella notte del 16 luglio 2002 dentro la galleria della Direttissima. Erano stati gli altri passeggeri a dare l'allarme, dopo aver sentito un tonfo e aver trovato lo sportello aperto. Ci vollero poi tre mesi per identificare la vittima, che si era allontanata dalla famiglia e viveva da sola. Anche per questo forse si pensò subito a un suicidio. Un'ipotesi che, in assenza di biglietti e testimonianze dirette, non sarà possibile accertare. Fin da subito, pero, il sostituto procuratore Paola Belsito dispose accertamenti sul vagone e sul sistema di sicurezza dello sportello. Emerse così il problema della cosiddetta "ruota fonica", un disco rotante applicato alle ruote del treno che consente di misurare la velocità di rotazione. Superata la velocità di 5 chilometri orari, il sistema avrebbe dovuto bloccare le portiere del vagone, ma i tecnici del Dipartimento di prevenzione dell'AsI di Prato scoprirono che la sonda del sistema di sicurezza si era rotta.
(fonte: il Tirreno)

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